Battaglia sulle tasse, Vale si arrende ma con lo sconto: pagherà 20 milioni

L’Agenzia delle entrate aveva chiesto 112 milioni. Dopo l’accordo, Rossi riporterà la residenza in Italia

La pace tra Valentino e il fisco è ormai imminente. E ha i suoi bravi perché. Sul tema, infatti, il campione del motomondo ha voluto accelerare, impennare, sistemare. Perché correre e rischiare la pelle in pista pensando di litigare ancora per anni con il fisco non è bella cosa; perché lasciar proseguire la querelle tributaria avrebbe reso ancor più grande il danno d’immagine subìto. Tanto più che la strategia dei segugi del fisco è ormai delineata: ne sanno qualcosa i vari Tomba, Capirossi, Fisichella, Cipollini, giusto per rimanere nell’ambito sportivo. Una caccia sacrosanta la loro, che si fonda però anche sulla comunicazione vistosa e dettagliata delle cifre contestate, multe comprese. Un metodo che se prima dà la percezione agli italiani che certi eroi sportivi abbiano fatto i furbi in modo esagerato, dopo regala l’altrettanto sgradevole percezione che ricevano maxi sconti dal fisco. Risultato: comunque vada a finire il diretto interessato non ne esce bene. Ecco perché Valentino ha voluto sistemare subito tutto, così da far capire al proprio pubblico che quanto gli veniva contestato non era della portata di cui si era parlato. Ed ecco perché «Valentino pagherà 20 milioni e tornerà a ridere e vincere - dichiarava ieri il suo legale, Lucio Monaco, dalle colonne del Resto del Carlino - ...», aggiungendo che pagare non vuol dire ammettere una evasione fiscale, «pagare significa che un cittadino ha ritenuto di non violare la legge ma che l’interpretazione di una norma internazionale (quella inglese sulla residenza) ha portato lo Stato a considerazioni diverse».

La vicenda: vivendo a Londra, Rossi ha versato Oltre Manica - negli anni dal 2000 a 2004 - quattro milioni di euro al fisco inglese. Questo perché una legge britannica lo consente a chi è residente ma non domiciliato. Il nostro fisco ha invece giudicato fittizia quella residenza, in quanto il centro dei suoi interessi - hanno sottolineato all’Agenzia delle Entrate - restava l’Italia. Da qui il famoso conteggio che, partendo dai 60 milioni di reddito imponibile non dichiarati nel quadriennio in esame, con multe e sanzioni, arrivava a 112. Il calcolo dell’evasione fiscale era quindi di 25 milioni: ovvero il 43% di 60. Questo lascia intendere che non si tratta, ora, di un maxi sconto dagli originari 112, bensì dei 25 milioni originariamente dovuti meno i quattro versati al fisco inglese. In pratica, Valentino sta per pagare le tasse come se non fosse mai stato a Londra. «E d’ora in poi la sua casa sarà l’Italia» rivelano i consulenti. Prossimamente dovrà quindi sanare anche gli anni 2005 e 2006.

Secondo il professor Victor Uckmar, noto fiscalista e componente del pool di esperti che ha affiancato Rossi nella trattativa con l’Agenzia delle Entrate, l’accordo che verrà ufficializzato il prossimo 12 febbraio a Pesaro (prevista anche una conferenza stampa organizzata dall’agenzia delle Entrate e dal pilota stesso), è stato «un sacrificio fatto da Rossi per il bene della sua carriera. Non voleva trascinarsi per dieci anni l’oppressione che poteva derivargli dall’inchiesta del fisco... C’erano ottime ragioni per sostenere l’illegittimità dell’accertamento... Rossi - spiega ancora Uckmar - ha la residenza in Inghilterra, e spetta al fisco dimostrare che invece risiede per la maggior parte dell’anno in Italia. Ogni anno Valentino fa 16 gare all’estero; con i giorni di preparazione e prove sono una decina di giorni ciascuno, per un totale di circa 160 giorni». Il professore snocciola poi le cifre relative a somme attribuite al pilota e invece versate dagli sponsor ai team e ad addebiti di Irap e Iva non dovuti, perché l’attività di Rossi non si svolgeva in Italia. Perché pagare, allora? «Sono soldi buttati al vento - conclude Uckmar -, che Valentino ha deciso di perdere per poter avere i prossimi anni, gli ultimi della sua carriera, liberi da preoccupazioni fiscali. E un processo fiscale, si sa, è difficile che duri meno di otto-dieci anni... Nessuno potrà usare nei confronti di Rossi l’espressione “evasore fiscale”. Se qualcuno lo farà, sarò io stesso a consigliare un’azione di tutela legale».