Battere Obama? "Yes, you can"

La Casa Bianca come obiettivo, le primarie e poi le presidenziali come mezzo. Undici mesi di campagna elettorale, undici mesi di tutto: si comincia oggi si finisce il 6 novembre. E finirà come ogni quattro anni, in una manciata di Stati decisivi

Ci siamo, ci sono. La Casa Bianca come obiettivo, le primarie e poi le presidenziali come mezzo. Undici mesi di campagna elettorale, undici mesi di tutto: si comincia oggi si finisce il 6 novembre. E finirà come ogni quattro anni, in una manciata di Stati decisivi. Obama contro uno di loro, quello che uscirà vincente da queste primarie. L'America è il premio e contemporaneamente il fardello: i repubblicani vogliono riprendersi il Paese e lasciare il presidente democratico a leccarsi le ferite di un'amministrazione che ha fallito per colpe sue e per colpe non sue. La partita che comincia oggi è questa, al di là della battaglia intestina che ha combattuto finora e quella che combatterà nelle prossime settimane. Le primarie ci consegneranno un candidato e ci diranno come sta un partito che dalla fine dell'era Bush fatica a trovare se stesso, lacerato com'è dalla rivalità moderati-estremisti ed establishment-tea party.

La sfida con Obama è difficile, più di quanto si immagini. Il presidente è debole, non ha più il Paese che lo segue, ha perso fascino, ma oggi è e resta il miglior uomo da campagna elettorale che l'America possa avere. Uno che dà il meglio di sé quando gira Stato per Stato a raccontare come si realizzano i sogni, anche i più irrealizzabili. Obama è favorito, checché se ne possa pensare. Però a differenza di tre anni e mezzo fa, quando sembrava il Messia sceso in terra, ha dei punti deboli. I repubblicani, chiunque decideranno di mandare a sfidarsi con lui, ora li conoscono. Possono batterlo, sì. Ma non devono sbagliare nulla.
twitter: @giudebellis