Battista: si ride soprattutto delle cose vere

SEGRETI «Le mie gag nascono semplicemente osservando la gente e leggendo i giornali: la realtà è così piena di paradossi»

Da piccino ne combinava di tutti i colori. Mai fermo, parlava di continuo per mettersi al centro dell’attenzione di tutti: barzellette, storielle e sfottò per tutti, amici e parenti. Il primo palcoscenico, nel bar di famiglia a San Giovanni, il «Cafè du Park». A cena con gli amici, il posto d’onore toccava sempre a lui affinché tutti potessero ascoltare i suoi racconti e sganasciarsi per tutta la serata.
Così Maurizio Battista, romano de Roma, a cinquantuno anni è diventato uno dei volti più noti del cabaret televisivo. Pur essendo unico attore in famiglia, si considera figlio d’arte perché, dice, le radici della sua comicità sono da rintracciare nell’umorismo verace del papà Antonio che «nel suo bar metteva in scena simpatici siparietti». Seguendo le orme paterne, quindi, Maurizio Battista considera le sue performance teatrali come piacevoli «incontri tra amici». Ed è per questo che il titolo del suo ultimo spettacolo in scena al teatro Olimpico fino a domenica 7 dicembre non poteva che essere Cari amici miei… come giochi, giochi male!
Come mai questo titolo?
«Perché i miei spettacoli sono incontri tra vecchi amici. Come avviene tra le persone più care parliamo, discutiamo, ridiamo, ci confidiamo i segreti e giochiamo. E poi se si gioca bene o male è relativo, dipende dai punti di vista».
E di che cosa parlate?
«Dei fatti del giorno: le liti in famiglia, gli scazzi tra moglie e marito, quante sono le cose strane, quanto sta’ a mozzarella ar mercato… Ma cerco di non ridicolizzare nulla e nessuno perché i nostri difetti sono i nostri pregi. E tra una battuta e l’altra passo in rassegna le abitudini, usi e costumi del nostro Paese da nord a sud, con gli italiani che si rivelano simpatici, allegri e un po’ bugiardi».
Si confida con i suoi spettatori?
«Cerco di farli divertire e se qualche signora non ride, neppure a una battuta, allora mi preoccupo e le faccio: “signo’ ma che ce sei venuta a fa’ a teatro? Te ne stavi a casa tua. Lascia er posto a ’nantro”. Lo spettacolo deve divertire e io sto allegro solo se ciò davanti volti spensierati e che mi danno energia. Poi, come nelle serate in famiglia, gli spettatori in prima fila assaggiano pure le pastarelle».
Quando ha cominciato a sognare di diventare attore?
«A dire la verità ho preso esempio da papà, un tipo dalla battuta pronta che gestiva un bar a San Giovanni, accogliendo i clienti con il sorriso. Così ho cercato di imitarlo: nel bar ho imparato a osservare con attenzione le persone, a scrutarle fino in fondo per capire il loro stato d’animo. Proprio le persone mi hanno ispirato e ho incominciato anch’io a fare qualche battuta fino a metter su una sorta di cabaret al bar ottenendo pacche sulle spalle e incoraggiamenti a proseguire».
E poi?
«Poi ho iniziato a esibirmi in alcuni locali della capitale. Dopo il lavoro al bar, correvo a fare il comico. Le cose sono andate bene a tal punto che più tardi è arrivata anche la tv e mi hanno voluto in alcuni programmi come Colorado Cafè e La Tintoria».
La sua famiglia come l’ha presa?
«Sono stati molto contenti. Mio fratello addirittura scrive i testi delle mie gag. Mia moglie, invece, non l’ha presa bene e m’ha lasciato».
E i figli vogliono seguire le orme del padre?
«Simone e Federica sono miei primi fan e vengono sempre a vedere i miei spettacoli. Ma fanno altro: il grande è poliziotto, la piccola studia giurisprudenza».
Ora è sempre in giro per programmi tv e spettacoli teatrali. Ma le rimane del tempo libero per dedicarsi a se stesso?
«Sì, ma anche quando sono libero, amo stare in compagnia dei miei amici».
Come nascono le sue gag?
«Alla stessa maniera di sempre: osservo la gente e mi affido all’improvvisazione, anche per problemi di memoria... Poi ci sono gli annunci, i ritagli di giornale da cui traggo molti spunti. Da qualche tempo riprendo dati, ricerche e studi recenti perché il pubblico ride di più sui fatti veri e non sulle chiacchiere».
Eppure i comici in tv fanno sempre meno ridere. Condivide?
«Sì, se tentano di far ridere solo guardando alla politica. Prendi la Littizzetto, sta lì e non fa niente. La gente ha bisogno d’altro».