Battisti, altro schiaffo del Brasile: no alla revoca preliminare dell’asilo

Tempi più lunghi per una decisione: secondo un giudice della Corte suprema non ci sono i requisiti per
attivare una procedura d’urgenza. Il caso seguirà l’iter normale

Non è il punto decisivo a favore di Cesare Battisti, ma è un colpo alle speranze dell’Italia. Il Supremo Tribunale Federale ha detto no alla richiesta italiana di revocare d’urgenza l’asilo politico concesso all’ex terrorista. Di fatto, la partita resta aperta e tutta da giocare: la pratica potrebbe entrare nell’agenda dell’alta corte brasiliana già oggi. Ma la mossa, comunicata dal giudice Cezar Peluso, non può essere sottovalutata. E questo proprio nel giorno in cui il quotidiano La Folha de S. Paulo anticipa la durissima memoria che il nostro governo ha inviato al Tribunale Supremo: «Illegale, anticostituzionale, abusiva»; così viene definita da Roma la scelta del ministro della Giustizia Tarso Genro di concedere lo status di rifugiato a Battisti condannato in Italia a due ergastoli per quattro omicidi, fra cui quello dell’orefice Pierluigi Torregiani.

Dunque, l’Italia attacca a testa bassa il Brasile e il massimo organo di giustizia blocca il tentativo di Roma di tagliare subito il nodo più spinoso. È chiaro che la revoca preliminare dell’asilo politico avrebbe aperto un’autostrada a favore dell’estradizione. Invece, gli otto giudici brasiliani dovranno districarsi fra molti problemi, incastrati l’uno nell’altro. Dovranno dunque non solo valutare asetticamente se rispedire in Italia l’ex militante dei Proletari armati per il comunismo, ma dovranno sconfessare anche la politica del loro governo. Provocando di fatto un terremoto istituzionale dalle conclusioni imprevedibili. Ed è davvero difficile, pur con tutte le migliori intenzioni, immaginare un sì all’Italia in questa situazione così difficile e complessa.

Da Brasilia, peraltro, continuano ad arrivare indiscrezioni non proprio pessimistiche per le ragioni di Roma: i giudici sarebbero incerti sul da farsi e divisi al loro interno. C’è chi dà per sicura una maggioranza, 5 a 3, a favore dell’estradizione. Ma si tratta di congetture. Così come c’è chi ipotizza un percorso a tappe, attraverso più udienze, per sganciare il potere giudiziario da quello politico e arrivare ad un verdetto pro Italia. Dunque, il Tribunale Supremo sfiderebbe il presidente Lula con un’eccezione di costituzionalità: verrebbe così contestata la legge del ’97, sull’asilo, che di fatto mette fuori gioco la magistratura e lega le mani a chi è favorevole all’estradizione. Ma si tratta di congetture, mentre Battisti è ancora detenuto in attesa di conoscere la propria sorte.

Roma comunque gioca fino in fondo le sue chance. E nella memoria depositata dall’avvocato Nabor Bulhoes, l’atto firmato da Genro viene definito «illegale, incostituzionale e abusivo». Di più, violerebbe «l’ordinamento giuridico brasiliano e vari trattati internazionali» come la Convenzione di Ginevra. Per la cronaca, proprio la Convenzione di Ginevra proibisce la concessione dello status di rifugiato a chi è stato condannato per delitti comuni, come Battisti. Insomma, per l’Italia si è alzato un polverone per niente: Battisti è solo un volgare delinquente, un assassino, che deve scontare una pena gravissima, le nostre leggi - anche quelle degli anni di piombo - sono garantiste, Battisti ha avuto un processo equo, non si capisce come possa portarsi dietro, come un alone, la fama di perseguitato politico nel nostro Paese.

In ogni caso, la tempesta che ha avvelenato i rapporti fra le due capitali e ha in parte guastato anche il clima in cui si è disputata l’amichevole fra le due nazionali regine del calcio, non accenna a placarsi. Lula e il suo ministro della Giustizia hanno forse sottovalutato la reazione del governo Berlusconi.