Battisti, Corte brasiliana verso l'estradizione

Il Supremo tribunale federale è incline a ritenere
incostituzionale la concessione dello status di rifugiato all’ex terrorista: 5 degli 11 giudici favorevoli all’estradizione mentre il
ministro Genro può contare
su 3 soli voti. Domani in campo le nazionali di calcio

Il Supremo tribunale federale (Stf, la corte costituzionale brasiliana) sarebbe incline a ritenere incostituzionale la concessione dello status di rifugiato all’ex attivista dei Pac Cesare Battisti, permettendone di fatto l’estradizione in Italia. Secondo il quotidiano brasiliano Correio do Estado, cinque degli undici giudici, stando alla fonte, sarebbero favorevoli all’estradizione mentre il ministro della Giustizia Tarso Genro attualmente potrebbe contare su tre soli voti che appoggiano la sua decisione di concedere l’asilo a Battisti. E domani lenazionali di calcio scenderanno in campo per disputare una partita da sogno.

Il pronunciamento della Corte La Corte deve pronunciarsi non tanto in merito al contenuto del decreto con cui Genro ha concesso lo status di rifugiato all’ex terrorista (che risale al 13 gennaio scorso), quanto sulla sua legalità: "Esiste una legge che delega il Ministro della Giustizia come suprema istanza per decidere sull’asilo: tale legge è vigente, e spetta alla Corte Suprema decidere se essa è costituzionale o meno; chi ha il potere di decidere non è il potere esecutivo ma quello giudiziario", aveva spiegato in conferenza stampa lo stesso ministro. L’alta corte potrebbe esaminare il caso Battisti già dopodomani, mercoledì, per evitare il lungo periodo di ferie legato al Carnevale, come confermano diversi quotidiani brasiliani. Vista la forte esposizione mediatica del caso, i membri del STF (che hanno status di ministri) subiscono in questi giorni forti pressioni per accelerare l’esame del caso dell’ex terrorista, attualmente in carcere nel penitenziario di Papuda, a Brasilia. All’esame della Corte c’è anche l’estradizione dell’ex Nar Pierluigi Bragaglia.

La partita in campo L’altra Italia-Brasile, quella più bella, prevede la sfida tra i campioni Robinho e De Rossi e non quella tra i ministri Genro e Frattini. Libero in campo brasiliano semmai è un ex centrocampista, Lucio, e non un ex terrorista. Sebbene inevitabilmente toccata dal caso Battisti, dunque, la gara di domani a Londra tra gli azzurri e la Selecao rimane una partita di calcio, anzi "la partita" di calcio. Quella che quasi tutti da bambini hanno sognato di giocare, ed infatti i furbi produttori di videogiochi registrano che è la più "disputata" e, quindi, offrono di continuo aggiornamenti. Nove titoli mondiali in campo (5-4 per i brasiliani, a pensarci bene la differenza la fa il successo ai rigori in finale a Usa ’94), un bilancio, se non fosse sempre per quella gara di Pasadena, in equilibrio perfetto: 5 vittorie a testa, lo 0-0 del Rose Bowl poi diventata affermazione brasiliana dal dischetto, ed un solo pareggio. Persino i gol sono pari: 19 per squadra. Ad alimentare il mito di questa sfida c’è certamente anche la frequenza molto dilatata nel tempo: l’ultima volta fu un pareggio spettacolare in un torneo del ’97 in Francia, Del Piero era giovanissimo e fece il fenomeno con una doppietta davanti all’astro nascente Ronaldo, lui pure peraltro in gol, ma una volta sola.