Battisti, dagli omicidi alla paranoia «Per l’Italia io sono un trofeo»

Attende il verdetto finale sull’estradizione in Italia non certo chiudendosi nel riserbo, Cesare Battisti. Sollecitato dall’Ansa, con un colloquio nella prigione di Brasilia, l’ex primula rossa dei Proletari armati per il comunismo torna a spararle grosse: «Per il governo italiano l’obiettivo non è vedermi in carcere. Conta solo il fatto che ormai sono diventato un trofeo. Per questo il premier Silvio Berlusconi mi vuole in Italia». Dopo il delirio di onnipotenza degli Anni di piombo, ci mancava quello da paranoia. «In Italia - aggiunge il rifugiato politico Battisti - rischierei la vita, magari finisco impiccato in carcere». Outing pronunciato giusto all’indomani della vicenda Blefari e a una settimana dall’udienza dell’Alta Corte del Brasile (Supremo tribunal federal) che dovrà decidere le sue sorti. Lo scorso 9 settembre il collegio s’era spaccato a metà, quattro giudici s’erano espressi per l’estradizione e tre per la permanenza in Brasile. Nell’ultima puntata del lungo processo, il relatore del caso Cesar Peluso, ha sostenuto che Battisti ha commesso «delitti comuni, non politici», in contrasto quindi con le argomentazioni del governo brasiliano che gli ha garantito protezione.
Per il diretto interessato la sentenza potrebbe prendere una piega che equivale a «un pugno nella stomaco. Ora chiederò ai miei avvocati cosa fare, nel caso sono pronto a presentarmi in aula». Così ne approfitta pure per uno spot sul suo stato di salute, con strascico di vittimismo: «Dopo quasi tre anni dietro le sbarre temo di ammalarmi di nuovo di epatite. E da una settimana non riesco a mangiare, nemmeno a scrivere». Creatività poca per i suoi romanzi noir, in compenso fiumi di veleno sulle istituzioni italiane. «La giustizia non è al di sopra delle parti, tra ministri fascisti e l’opposizione che vuole vincere le elezioni tramite la magistratura». Il colpo più basso di tutti Battisti lo esplode ancora verso Alberto Torregiani, che da trent’anni ha ridotto sulla sedia a rotelle nello stesso agguato in cui uccise il padre Pierluigi, gioielliere. «Non racconta quello che pensa veramente, perché sennò perde la pensione che riceve come vittima del terrorismo». Torregiani ha trovato la forza di replicare all’infame provocazione: «Battisti è solo un fanfarone. Per tutta la vita non ha fatto altro che scappare».
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non considera le nuove esternazioni di Battisti degne di risposta: «Non accetto di dibattere con un terrorista: Battisti sarà oggetto della mia attenzione quando sarà nelle patrie galere. Intanto cominci a rispettare le sentenze della magistratura italiana (è stato condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi nel biennio ’78-’79, ndr) e accetti le colpe della condotta che è costata dolore a tante famiglie».