Battisti, Genro: "No estradizione, Italia fascista"

Lula fa melina e si
prepara a non concedere l’estradizione dei Pac per l'ex terrorista nonostante il parere favorevole
della Corte Suprema. Anche il ministro della Giustizia preferirebbe tenere Battisti nel Paese "per
motivi politici e umanitari" dato il "rafforzarsi del fascismo"
in Italia

Brasilia - Il presidente brasiliano fa melina e si prepara a non concedere l’estradizione per Cesare Battisti, secondo fonti vicine al governo, nonostante il parere favorevole della Corte Suprema brasiliana. Il ministro della Giustizia, Tarso Genro, preferirebbe infatti mantenere l’ex terrorista dei Pac Cesare Battisti nel Paese "per motivi politici e umanitari" dato il "rafforzarsi del fascismo" in Italia.

Genro contrario all'estradizione "L’Italia non è un Paese nazista o fascista, ma si constata un aumento preoccupante del fascismo in una parte della popolazione italiana, anche in settori del governo", ha spiegato Genro. La data per la decisione definitiva da parte del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non è ancora stata fissata: occorrerà attendere quanto meno la pubblicazione della sentenza; nel frattempo i legali di Battisti - in attesa comunque di processo per falsificazione di documenti - chiederanno la scarcerazione per amnistia; in seconda battuta è probabile la richiesta di ammissione al regime di arresti domiciliari.

La decisione di Lula Secondo Genro la decisione di Lula sarà "solitaria" e "sovrana", un "giudizio politico come dirigente della politica estera del Paese", con il solo vincolo di consultare l’Avvocatura Generale dello Stato. La sentenza ha suscitato polemiche anche all’interno della stessa Corte: il relatore, Cezar Peluso, ha ironicamente commentato al quotidiano a O Globo di non "essere all’altezza intellettualmente" di redigere una sentenza che accomuni da una parte il voto favorevole all’estradizione ma dall’altra la decisione di lasciare la questione nelle mani dell’esecutivo. La sentenza dovrebbe in effetti chiarire in particolare quale sia l’effettiva libertà di cui gode Lula: se cioè possa scegliere di ignorare del tutto il parere della Corte (e il trattato bilaterale in vigore con l’Italia) una volta che questa abbia stabilito che i reati di cui è accusato Battisti sono crimini comuni e non politici; oppure, se gli sia possibile negare l’estradizione solo sulla base di ulteriori considerazioni legali che prevalgano sul parere del massimo collegio giudicante.

I rapporti con l'Italia Lula si trova così di fronte al dilemma che avrebbe voluto evitare, a costo di vedersi privato del potere decisionale sull’estradizione affidato all’esecutivo: sfidare la sentenza della Corte innescando un conflitto istituzionale senza precedenti oppure smentire il proprio Ministro della Giustizia, fra i suoi principali collaboratori. Senza contare i rapporti con l’Italia, ragione per la quale i magistrati hanno deciso di lasciare al Presidente l’ultima parola: la questione, ha infatti concluso la Corte, riguarda anche i rapporti diplomatici con un Paese terzo e pertanto è di pertinenza dell’esecutivo.

Gasparri: ci spediscano anche Genro... "Il Brasile, oltre a Cesare Battisti destinato al carcere in Italia, potrà mandarci anche il suo ministro della giustizia, Genro. Potrà da noi più comodamente calcare le tavole del Bagaglino, unico luogo dove le sue risibili affermazioni potrebbero trovare collocazione. L’amicizia dell’Italia per il Brasile è comunque tale che riusciremo ad ignorare ancora una volta le panzane dette dal signor Genro", è la replica del presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.  Mentre il ministro della Difesa, Ignazio Larussa chiosa: "Genro è libero di esprimere le sue opinioni come noi facciamo qui in Italia. Complimenti".

Accuse della polizia brasiliana Durante la sua clandestinità in Brasile, Battisti sarebbe stato coinvolto in "attività terroristiche", ha rivelato la polizia federale brasiliana. Il maggior quotidiano brasiliano, la Folha de S. Paulo, riporta dichiarazioni del commissario Cleberson Alminhana, secondo il quale "investigazioni realizzate dalla polizia federale sulle attività illecite di Battisti durante il suo soggiorno illegale, hanno portato alla luce il suo coinvolgimento in attivitàterroristiche". Le prove sarebbero emerse dal disco rigido di un computer e alcuni cd sequestrati nell’appartamento di Copacabana a Rio de Janeiro dove abitava l’ex terrorista rosso prima di essere arrestato nell’aprile del 2007. Nell’appartamento vennero sequestrati anche due passaporti falsi francesi entrambi con la foto di Battisti. Alminhana ha avviato le pratiche per ripassare il materiale al servizio antiterrorismo della polizia federale brasiliana e all’Interpol.