Battisti, Lula: l'Italia ci rispetti Frattini: scelta inaccettabile

Il governo brasiliano ha preso &quot;una decisione sovrana&quot; che deve essere rispettata, ha affermato Lula. Ma Battisti rischia ancora per possesso di documenti falsi. <a href="/a.pic1?ID=321440" target="_blank"><strong>In Brasile protesta on line contro l'asilo</strong></a><br />

Brasilia - Lula non si pente e non torna sui suoi passi.  Il governo brasiliano ha preso "una decisione sovrana" che deve essere rispettata dall’Italia: lo ha affermato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, il giorno dopo che il ministro della Giustizia brasiliano ha deciso di concedere l’asilo politico all’ex militante dei Pac, Proletari armati per il comunismo, scatenando aspre polemiche in Italia.

L'Italia deve rispettare questa decisione Il presidente brasiliano Lula ha inoltre affermato che le relazioni con l’Italia non si deterioreranno dopo la decisione. "Il Brasile ritiene che (concedere l’asilo) sia giusto e ha preso la decisione. Penso che l’Italia debba rispettare questa decisione. Può non essere d’accordo, ma dovrà rispettare la decisione sovrana del Brasile", ha dichiarato Lula parlando con i giornalisti, a margine di un summit con il suo omologo boliviano Evo Morales.

Status di rifugiato Cesare Battisti, 52 anni, dopo essere fuggito dalla Francia nel 2004, si è rifugiato in Brasile dove è stato arrestato nel 2007 e carcerato in attesa di una eventuale estradizione verso l’Italia, dove è stato condannato all’ergastolo per quattro omicidi commessi alla fine degli Anni Settanta. Il Brasile gli ha accordato martedì sera lo status di rifugiato politico.

Frattini: il Brasile non può trattarci così
"Non si può immaginare di trattare l’Italia come un paese dove i diritti vengono negati, i prigionieri torturati". Con queste dure parole il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in un’intervista al Tg5 ha ribadito che la decisione del governo brasiliano di negare l’estradizione a  Battisti "è inaccettabile. E' un terrorista non un prigioniero politico". Una decisione, ha detto ancora, che rischia di costituire una "grave vulnus" alla collaborazione tra Italia è Brasile.

Potrebbe tornare in prigione per documenti falsi Ma per Battisti la libertà non è ancora assicurata. Quando venne arrestato, il 18 marzo 2007, la polizia federale infatti trovò nel suo appartamento di Copacabana un passaporto francese intestato a Michel José Manuel Gutierrez, con la foto dell’ex-appartenente ai Proletari armati per il comunismo e il protocollo di entrata in Brasile con timbri falsificati. Secondo quando informa oggi la Folha de Sao Paulo, il reato previsto dall’articolo 296 del codice penale brasiliano potrebbe costare a Battisti da 2 a 6 anni di reclusione per "uso di documenti falsi".

Processo a Rio Il processo, che è in corso presso un tribunale federale di Rio de Janeiro, non ha ancora visto la testimonianza di Battisti perché fino adesso in carcere a Brasilia. I legali dell’ex-militante di estrema sinistra, 54 anni, che seguono il caso anche su questo fronte, sostengono che Battisti era "costretto" ad avere documenti falsi perché stava fuggendo dalla Francia. Sempre secondo i legali, Battisti dovrebbe deporre personalmente al processo una volta tornato in libertà. Su questo fronte, il Supremo Tribunale Federale (Stf), la Corte Suprema brasiliana, potrebbe decidere oggi in merito alla scarcerazione dell’italiano.

"Farò lo scrittore a Rio"
Secondo il giornale di San Paolo Battisti tornerà a vivere a Rio de Janeiro dove, ha dichiarato Battisti, "riprenderò la mia carriera di scrittore". Avrebbe due libri pronti: il primo, contenuto in gran parte del computer portatile che la polizia gli sequestrò il giorno dell’arresto, e che gli avvocati hanno ottenuto di riavere. Il secondo scritto in carcere: si tratterebbe di un nuovo capitolo autobiografico rivissuto "durante le due ore d’aria" quotidiana dentro al carcere di Brasilia.