"Battisti sarà estradato in Italia"

Secondo il più autorevole quotidiano brasiliano l’Alta Corte darà l’ok
al rimpatrio dell'ex terrorista dei Pac. La condizione: l’ex terrorista non dovrà scontare
l’ergastolo, ma trent’anni di carcere

Bollare come illegale l’asilo politico concesso a Cesare Battisti e dare il via libera alla sua estradizione in Italia. Ma a una condizione: che Roma converta la condanna dell’ex terrorista a trent’anni di carcere (massima pena prevista dall’ordinamento brasiliano) invece che all’ergastolo. Così potrebbe pronunciarsi il Supremo Tribunal Federal mettendo fine alle tensioni che negli ultimi mesi hanno rischiato di incrinare - se non addirittura compromettere - i rapporti fra Italia e Brasile ma creando qualche imbarazzo al presidente Luis Inácio Lula e certamente al ministro della Giustizia Tarso Genro, che ha osteggiato il rientro in Italia dell’ex membro dei Pac.

Finora è solo una previsione ma l’analisi che è apparsa ieri sul quotidiano brasiliano Estado de S. Paulo viene giudicata attendibile. La probabilità che alla fine la maggioranza dei giudici dell’alta Corte del Brasile deciderà per il sì al rimpatrio di Battisti è supportata da una serie di precedenti giuridici e alimenta l’ottimismo italiano, la sensazione che la vicenda possa chiudersi senza strascichi nelle relazioni tra Brasilia e Roma.

Sullo sfondo del pronunciamento della Corte brasiliana restano però alcune incognite o comunque la prospettiva di ripercussioni interne nel governo brasiliano. Perché l’ultima parola spetta comunque al presidente, che dovrà apporre la sua firma al verdetto. Lula ha fatto sapere che si rimetterà al parere dei giudici ma sul piatto resta la possibilità che possa intervenire per dare man forte al ministro della Giustizia. E che se non lo farà - sconfessando in qualche modo il suo Guardasigilli, che sulla questione si è esposto in maniera inequivocabile offrendo asilo politico all’ex terrorista - Genro potrebbe presentare le dimissioni e dare uno scossone al governo oltre che aprire uno scontro tra potere esecutivo e potere giudiziario.

La decisione del Supremo Tribunal arriverà dopo un dibattito diluito in varie sessioni e tre votazioni distinte, che potrebbero protrarsi oltre il mese di marzo. Tutto si gioca sul filo dell’interpretazione giuridica, per stabilire se la concessione dell’asilo da parte del ministro ha interrotto l’iter di estradizione. Secondo l’autorevole quotidiano brasiliano così non sarebbe: l’asilo interrompe semmai la richiesta di estradizione ma non il suo iter. I giudici potrebbero - com’è probabile secondo l’analisi del giornale - sancire l’illegalità della misura pro-Battisti (la concessione dell’asilo, ndr) e riconoscere la piena legalità delle sentenze emesse in Italia e l’insussistenza delle accuse lanciate da Genro ai tribunali che hanno giudicato Battisti. A quel punto si tratterebbe semplicemente di evitare che con l’estradizione il detenuto italiano debba scontare in Italia una pena superiore a quella prevista dalla Costituzione brasiliana. Ma il problema sarebbe risolto con la richiesta di convertire l’ergastolo in trent’anni di carcere. È quello che si augura l’Italia, ma è quello che potrebbe creare qualche guaio interno a Lula.