An, le battute al bar fanno litigare Fini e i «colonnelli»

Una conversazione tra Matteoli, Gasparri e La Russa, con pesanti critiche al presidente, scatena una bufera. Offerte le dimissioni, ma il presidente le respinge: «Caso chiuso»

Fabrizio De Feo

da Roma

Prima le botte da orbi, verbali si intende, dell’assemblea nazionale. E ora l’incidente di percorso di una conversazione privata, ascoltata e riportata da un giornalista del quotidiano Il Tempo, in cui Maurizio Gasparri, Altero Matteoli e Ignazio la Russa esprimono duri giudizi su Gianfranco Fini e sulla tenuta della sua leadership da qui al 2006. È un momento decisamente difficile per i rapporti interni ad Alleanza Nazionale. Una strettoia, fatta di malumori e reciproca diffidenza, da cui non sarà facile uscire senza lasciare nuovi strascichi polemici. Il nuovo «caso» scoppia nella mattinata di ieri. È Gasparri, leggendo i giornali, ad accorgersi dell’articolo e ad avvertire il compagno di corrente oltre che sua amico personale, Ignazio La Russa. I due dirigenti contattano subito Matteoli e insieme, nel pomeriggio, scrivono una lettera pubblica di scuse a Fini. «Caro Gianfranco, è inutile dirti quanto ci dispiaccia la pubblicazione dell’articolo. In questi casi è pressoché inutile precisare che le parole, le frasi, il contesto e il tono risultano completamente falsati e che in quei termini non vi è alcuna corrispondenza tra la realtà e quanto apparso sul quotidiano. Le frasi a noi attribuite risultano immeritatamente offensive - scrivono -, il contesto e il tono risultano completamente falsati. Anche se ciò non sminuisce il danno alla tua persona, non possiamo che chiederti scusa e dal punto di vista politico rimetterci a ogni tua decisione».
La Russa, Gasparri e Matteoli tentano quindi di precisare il senso della conversazione avuta ieri in un caffè vicino a Montecitorio. «Ci preme solo sinceramente sottolinearti - spiegano - che nel corso di tutto il colloquio durato più di 30 minuti e in qualche modo spiato e scorrettamente estrapolato da un giornalista, non vi è stato un solo minuto in cui è venuto meno il nostro reale intento e cioè il desiderio di trovare il miglior modo possibile per aiutarti nella difficile opera di ripartenza di Alleanza Nazionale. L’ironia - scrivono ancora i tre “colonnelli” - è che l’articolo esca proprio quando cementavamo la decisione di anteporre a tutto la volontà di lavorare con te, sotto la tua guida con un rinnovato spirito di coesione e lealtà che in questi giorni ci hai raccomandato». In serata il portavoce di Fini ha spiegato che la lettera di scuse prontamente inviata dai «colonnelli» chiude la vicenda.
Ma quali sono le frasi dello scandalo? Il giornalista Nicola Imberti riporta alcune battute pronunciate nel corso di una conversazione tra i tre colonnelli di An. La Russa, secondo quanto riportato dal quotidiano romano, avrebbe detto di Fini: «È malato: non lo vedete che è dimagrito, gli tremano le mani. Non so di che tipo di malattia si tratti, ma o guarisce o sono guai. Non possiamo permetterci di affrontare una campagna elettorale con Fini in queste condizioni». Matteoli avrebbe replicato: «La vera questione è chiedersi chi è Fini oggi. Dobbiamo rispondere a questa domanda». E poi avrebbe aggiunto: «Dobbiamo andare da lui prima di agosto, altrimenti parte per le ferie e scompare. Dobbiamo andare e dirgli: “Gianfranco Svegliati!”. Che ne so, se serve, prendiamolo a schiaffi, ma scuotiamolo! Forse comincia a pentirsi di aver fatto l’accordo all’assemblea nazionale». «Fidati - gli avrebbe risposto La Russa - è stato meglio così. Se fossero nate una maggioranza e un’opposizione sarebbe stato un massacro per il partito». Immediata la replica di Matteoli: «O diciamo che andiamo avanti senza Fini, ma non possiamo permettercelo, oppure troviamo una soluzione». A questo punto i tre avrebbero affrontato il nodo del partito unitario. «Se anche l’Udc ci sta - avrebbe detto Gasparri - noi dobbiamo capire cosa fare». «Sì - avrebbe ribattuto La Russa - però sul partito unico non possiamo far fare le trattative a Gianfranco. Non è capace. Quelli gli telefonano, gli dicono che vogliono togliere quello e mettere quell’altro e lui dice sempre di sì». E Matteoli avrebbe chiosato: «Credo che se noi teniamo la barra dritta possiamo andare avanti».