Le battute migliori dei suoi film

Le frasi più ceòebri dei film del maestro. Da "Il marchese del Grillo" a "I soliti ignoti", passando per "La grande guerra" e "Amici miei"

Roma - "Che ci volete fare: ma io so io, e voi nun siete un cazzo". Questa, forse, la frase più celebre da uno dei tantissimi film di Mario Monicelli. A recitarla è stato un altro dei grandi suoi attori, Alberto Sordi, interprete di Onofrio Del Grillo in "Il marchese del Grillo". E se si mettessero insieme tutte le frasi, si potrebbe fare la storia di Italia, non solo cinematografica. Eccone una breve scelta.
"Oh, gioveni! Quando vi dico sequitemi miei pugnaci, dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche" (dal film "L’armata Brancaleone").
"Taciturno inverochè laconico, ma quando che parla ogni parola è una sentenza", Peppe il pantera (Vittorio Gassman) ne "I Soliti Ignoti".
"Un po' di rispetto, è un cadavere morto!" da "Totò e Carolina".
"E io rimasi lì a chiedermi se l’imbecille ero io... che la vita la prendevo tutta come un gioco, o se era lui... che la prendeva come una condanna ai lavori forzati, o se lo eravamo tutti e due" da "Amici miei atto II".
"La giustizia non è di questo mondo" da "Il marchese del Grillo".
"Brigadiere, come vede, si lavicchia!" Totò da "I Soliti Ignoti".
"O non so niente! Se lo sapessi ve lo direi! Io sono un vigliacco, lo sanno tutti!" Il soldato Oreste Jacovacci (Alberto Sordi) in "La grande Guerra".
"Cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione". Rambaldo Melandri (Gastone Moschin) da "Amici miei".
"Sono sempre i più meglio che se ne vanno. Eh, è la vita: oggi a te, domani a lui" da "I Soliti Ignoti".