Baudo: "Io e Michelle siamo ancora senza contratto"

All'Ariston con Superpippo: "Beyoncé voleva l'aereo privato e un seguito di 25 persone: l'abbiamo lasciata a casa"

Sanremo - Poi Pippo si infila la giacca blu, entra all’Ariston con falcate lunghe tre metri e si siede in prima fila nella platea vuota. «Questo sarà il Sanremo della mia vita, il manifesto della mia carriera». Nel ventre di questo Festival che nascerà tra una settimana esatta, lui non si perde una prova dei cantanti, nemmeno una. Prima Paolo Rossi, arrivato con cappellino e occhiali da vista per decifrare sul leggio il testo di In Italia si sta male. Poi Amalia Grè a braccia allargate e voce minata, nel senso che prova a ispirarsi a Mina. Infine Leda Battisti in canotta nera e chitarra acustica per un flamenco sospiroso. Ogni volta Pippo attende rispettoso che l’artista finisca e allora si alza, si complimenta (specialmente con Amalia Grè), controlla la partitura dei brani, dà istruzioni e infine immancabilmente confabula con Pippo Caruso, il supermaestro che dirige l’orchestra solo negli stacchi perché ciascun brano ha il suo direttore. Su tutto vigila la scenografia di Gaetano Castelli. Pippo Baudo, compiaciutissimo, dice che «abbiamo evitato che fosse di legno, cioè rigida» e poi cita addirittura Leonardo da Vinci: «La forma è l’immagine plastica della funzione». Vuol dire che il Festival di Sanremo numero 57 è rappresentato alla perfezione da questa scenografia con l’orchestra divisa in due gruppi (piccolo a sinistra, quasi il doppio a destra) grazie a una scalinata di 16 gradini che arriva sul palco e idealmente prosegue fino alla passerella che scivola giù in platea. L’idea è quella della «sorgente della vita» con una fonte stilizzata a sinistra dalla quale sgorga l’enorme schermo con strutture mobili, un ledwall da quaranta metri le cui immagini scorrono anche sui gradini e sulla passerella così, quando ad esempio canta la Battisti, una gigantesca ballerina di flamenco vestita di pizzi rossi sembra avvolgere tutto l’Ariston. Per capirci, è uno schermo da duecento metri quadrati. «Io mi sento moderno, altro che. Quando mi dicono che sono il solito Baudo m’arrabbio proprio». E usa davvero «m’arrabbio» mica altri sinonimi più di moda anche qui tra i cantanti. Ma scusi Pippo, dicono che questo sarà il Festival della parolaccia, la sfoggiano Daniele Silvestri («stronza»), Fabio Concato («culo»), Simone Cristicchi («piscio») e Pietro Baù che esagera con un roboante «figlia di...». «Ma non sono parolacce e comunque non sono gratuite – spiegava Baudo prima delle prove -. Quelle sono parole che fanno parte del tessuto narrativo del testo. E ormai, diciamo la verità, nel linguaggio dei giovani mica si usa “incacchiare”». Ma chissà che parola ha usato Pippo quando ha scoperto che la Finanziaria prevede un tetto alle retribuzioni elargite dalla Rai a consulenti e affini. «Non capisco quella norma e non so proprio come la risolverà il Cda – dice appoggiando il palmo delle mani sul capo -. Di sicuro sembra che questa regola aiuti i boiardi di Stato e non la gente che lavora. Mi sento come un coscritto di Silla, tanto più che io non ho firmato contratti con la Rai e tantomeno credo lo abbia fatto Michelle: non sono un consulente ma un semplice lavoratore. Oltretutto la pubblicazione dei compensi sarebbe una grave violazione della privacy, a me non piace uno Stato che fa il gendarme come va di moda ora». E infine la battuta ad effetto: «Finirà che alla prima serata io e la Hunziker scenderemo in platea a chiedere un obolo agli spettatori». Risata di gusto. E poi, giusto il tempo di ricordare Indro Montanelli «così tanto mio amico che non ho ancora il coraggio di cancellare il suo numero di telefono dalla mia rubrica perché mi sembra di mancargli di rispetto», e Baudo torna al suo Festival. «Una volta qui si portavano nomi grossi ormai in fase calante come Cher o Diana Ross. Invece quest’anno ci sono artisti come Mika, Norah Jones o gli Scissor Sisters che rappresentano il futuro. In più – conferma - abbiamo speso oculatamente i nostri soldi: tutti quelli che vengono, fanno il loro spettacolo di rispetto, mica una semplice apparizione tanto per gradire». Così avrebbe voluto fare Beyoncé, la cui proposta è stata rispedita al mittente: «Voleva un aereo privato a disposizione e addirittura venticinque persone al seguito. Troppo per noi e io onestamente non ne sento la mancanza. Preferisco di gran lunga Nelly Furtado, che tra l’altro la batte pure in classifica». E Penelope Cruz? Canterà? «Non è detto, ci stiamo mettendo d’accordo, anche se ho temuto fino all’ultimo che disdicesse l’impegno per via della nomination all’Oscar». A dire il vero, mentre l’Ariston brulica di cantanti in gara che provano e riprovano i loro brani in una serenità quasi surreale, al carnet degli ospiti iscritti al Festival manca ancora il colpo ad effetto. Se ci sarà. Luciana Littizzetto latita, anche se Baudo conferma che «non le lascio tregua» (quindi alla fine arriverà) e tutti gli altri comici non sono da primo posto in cartellone. Ci vorrebbe Fiorello. Eccolo: «Stiamo chiudendo, sarà con noi il sabato per la serata decisiva» conferma sua Pippità prima di infilarsi la giacca blu, entrare in sala e fissare dalla prima fila a occhi in su il Festival più importante della sua vita.