Baudo: «Pace con Del Noce A Bonolis non devo le scuse»

Ieri sera Pippo nello show di Fabio Fazio: «Non ho offeso nessuno. Vorrei una Rai senza politica»

da Milano

Signori silenzio, parla Baudo. Ieri sera Sua Pippità lo ha fatto a Che tempo che fa in una bella atmosfera faziosa nel senso di Fabio Fazio, cioè chiacchiera distesa e idee ben chiare. Era il suo ritorno in tivù, non da presentatore ma da intervistato, dopo il putiferio del Festival di Sanremo, dove ha trionfato negli ascolti ma non ha ascoltato consigli e, da Del Noce al «de cuius» Bonolis, le ha cantate chiare a tutti. Poi, come sapete, apriti cielo. «Con Bonolis - ha subito messo in chiaro Pippo ieri sera - non ho litigato. Ho letto un’intervista in cui attende le mie scuse. Ma io non ho offeso nessuno, per carità, mi è sembrato solo un po’ poco corretto che qualcuno, mentre stavamo commentando i dati positivi, avesse detto che l’anno venturo mi avrebbe sostituito». Naturalmente, a fare l’incauto accenno al turn over è stato il direttore Del Noce nel corso di una conferenza stampa, alla quale Pippo arrivò papa e rischiò di uscire cardinale: e il tric e trac è andato avanti per tutto il Festival, serata finale compresa. Però, si sa, fatta la festa gabbato lo santo e quindi: «Ci siamo sentiti, c’erano state delle cose un po’ sgradevoli ma io non sono colpevole. Insomma - ha chiosato Pippo - sai come finisce». «Avete fatto pace», ha allungato Fazio per sentirsi rispondere: «A tarallucci e vino, tipico di questo nostro paese». E stop. D’altronde, come aveva scherzosamente annunciato Filippa Lagerback nell’introduzione, Sua Pippità «è in onda dal 1959 e non si è mai staccato dalla tivù». Insomma, è un uomo d’altri tempi, passionale e straripante, che si condensa bene nel suo primo provino in Rai. Baudo lo ricorda così: «Il dottor Mancini, che era un dirigente, mi disse: “Faccia due presentazioni, una per il pubblico e una per il popolo”. Io risposi: “Ma dove sta la differenza”. E lui: “Se non capisce la differenza, non può fare questo mestiere. Il pubblico è una massa enorme convenuta per un motivo specifico, mentre il popolo è solo una massa enorme, quindi al popolo devi parlare con termini molto semplici”». In quasi cinquant’anni di carriera, Pippo Baudo ha cercato di far combaciare pubblico e popolo, è stato attore e spesso protagonista, è diventato l’inventore e il portavoce del baudismo («Non so chi è ’sto disgraziato che ha inventato questa parola») che spesso lo premia e qualche volta gli sfugge di mano. «Hai cominciato con il Papa, la settimana prima del Festival» ha attaccato Fazio. «Era accaduta una cosa gravissima a Catania quando era stato ammazzato il commissario Raciti e io sono rimasto sgomento perché non ho sentito nemmeno una parola di condanma. E poi quello stesso giorno hanno fatto la festa del patrono e non mi è sembrato un atteggiamento molto corretto». E fin qui, roba deja vu. Ma quando il discorso è scivolato sulla privatizzazione della Rai, Pippo Baudo non ha badato a mezze misure: «Io non la farei, anzi potendo statalizzerei le altre tre reti private. Per la Rai, si potrebbe fare una “non privatizzazione”, sottraendola al controllo stretto della politica». A proposito: «Il mestiere dei politici è quello di amministrare questo paese, di dare una linea e di interessarsi dei problemi cocenti (usa proprio questa parola antica: cocenti - ndr) e invece ora non se ne occupano». E zacchete: ma tanto l’aveva già detto a Domenica in, con il Festival ancora caldo, e tutte le reprimende erano già piovute allora. Perciò è meglio, in questo spensierato salotto del sabato sera su Raitre, tra le battute di Paolo Rossi, l’apologia della matematica, le invettive di Rocco Buttiglione contro i Dico, allora è meglio scivolare nelle boutade: «Per il prossimo Festival - dice Baudo - a Bonolis devo fargli un provino, non posso mica prenderlo così a scatola vuota». Aridaie (però, tranquilli, era solo una battuta).