Baudo: "Settimana decisiva per noi come per il governo"

Pippo aggiunge: "Mi sembra che sia arrivato il momento di essere seri, non è necessario il colpo di scena a tutti i costi, l'esagerazione"

Sanremo - Finita la festa si fa sul serio. Finora tutto bello, calma piatta, sorrisi, abbracci, amarcord, profumo di fiori. Il problema arriva stasera, prima notte da festival, roba vera, tosta, stando alla storia, stando ai partecipanti e a chi li presenta. Il rito è servito, una fetta dell’Italia non aspetta altro, da tempo ne parla e ne scrive, adesso qui a Sanremo lo sbircia dalle vetrine dell’Ariston, in un borgo, perché città è sostantivo esagerato, dove si fa fatica a capire che cosa sarebbe il tutto senza il casinò e senza il festival della canzone: penso a sogni calmi, sogni belli.

L’altra fetta, anzi fettina, d’Italia recita il solito copione birignao, il cui riassunto è in queste frasi da mandare a memoria: "Sanremo non lo seguo e non l’ho mai seguito perché non me ne frega niente" (Vittorio Sgarbi - appunto per la memoria, nel 2003 opinionista del dopofestival); "Non mi interessa per niente, per rappresentare la musica italiana ci vorrebbe Woodstock" (Massimo Cacciari); "Vado a dormire molto presto, al massimo lo ascolto per prendere sonno" (Ennio Morricone); "Sanremo dovrebbe proporre canzoni come poesie, lanciare messaggi poetici in forma canzonettistica per un ampio pubblico" (Alberto Bevilacqua); "può essere una vetrina culturale" (Luca Serianni, professore di storia della lingua all’università La Sapienza di Roma); "Sanremo vada lasciato quello che è, una manifestazione canora" (Marcello Veneziani); "Sanremo è importante per gli uditori che riesce a catturare, è un fenomeno di massa che si evolve nella ripetitività e in quanto tale va studiato. Gli italiani orfani delle ideologie e delle grandi passioni politiche di massa vedono nel festival un grande rito collettivo di tensioni ideali e di emozioni" (Franco Ferrarotti).

Per fortuna si canta, nel senso che alla fine della fiera contano le parole e la musica, anche se lo sforzo organizzativo vuole portare a casa ospiti nostrani e stranieri, comici e "un Fiorello dopo tanti fiori" (frase a grandissimo effetto di Del Noce).
Baudo ha capito il giro del fumo e ridimensiona il tutto: "Mi sembra che sia arrivato il momento di essere seri. Non è necessario il colpo di scena a tutti i costi, l’esagerazione, anche se mi rendo conto che faccia ascolto, sia interessante". Punto e a capo, insomma. Speriamo bene. In verità c’è anche chi si sente preoccupato per questo clima così sereno e pacioso, di una vigilia vissuta nel ricordo di chi non c’è più come la dolce collega Gloria Pozzi.
La non notizia, dunque, diventa una notizia, c’è voglia di bagarre, di casino senza accento sanremese. Piero Chiambretti, da esperto stradaiolo, ha capito di avere a che fare con un manipolo di "ego" e di vedette della penna e della voce, una parte della stampa, per esempio alla voce La Repubblica, non è disposta a partecipare nello spirito e nel corpo al dopofestival goliardico: "aspetto, poi li bastono, in diretta", Chiambretti chiamato ancora Pierino o Rompiscatole, prepara lo show che, andando a naso, potrebbe diventare la cosa più seria, vera, immediata delle cinque serate.
La parata di stelle in conferenza stampa non ha dato segni particolari, il tono rassicurante e rassicurato di Del Noce, l’emozione fanciullesca della Hunziker, il ruolo pontificio di Baudo, quello da ultimo banco di Chiambretti, il resto è fuffa politicante, secondo un copione che non potrà mai cambiare nel Paese dell’inciucio.

Il festival, dunque, incomincia senza strilli, a parte le storie degli ingaggi anche queste da repertorio, i milionissimi dei presentatori, i cinquantuno euro quotidiani degli orchestrali, re e peones. Stavolta però non c’è un bersaglio grosso da inquadrare e centrare, la politica è una nuvola di passaggio, almeno per il momento, Baudo si è permesso il lusso di affiancare il test sanremese a quello romano: "È la settimana decisiva per il festival e per il governo. Siamo alla pari". Meglio non contare i numeri, come accade altrove. Meglio dedicarsi all’ascolto di testi e musica, rivedendo i personaggi della storia, da Dorelli a Milva ad Al Bano, per venire alla cronaca odierna, dei giovani e delle speranze.
Si incomincia con la solita promessa che i giochi non finiranno all’alba. Domani è un altro giorno intanto stasera è Sanremo. C’è di peggio nella vita.