Un bavaglio agli sciacalli della sanità

La terribile vicenda della clinica Santa Rita comporta - comunque, anche se le accuse non dovessero essere confermate - un rischio ulteriore: lo screditamento complessivo e generale della sanità lombarda. Sarebbe un esito ingiusto e dannoso perché, a causa del comportamento criminale di pochi, danneggerebbe l'immagine professionale di migliaia di operatori tra i più qualificati del Paese. Ma anche, e soprattutto, perché priverebbe i cittadini lombardi della confortante certezza di avere a disposizione uno dei migliori sistemi sanitari d'Europa. Non v'è dubbio che la sanità lombarda rappresenti una eccellenza, come dimostra il lavoro quotidiano in centinaia di strutture pubbliche e private alle quali fanno ricorso ogni giorno centinaia di cittadini di altre regioni e altri paesi.
Un'eccellenza, per di più, con i conti in ordine, mentre le paurose voragini finanziarie di altre regioni devono essere regolarmente riempite dall'erario, cioè da tutti i cittadini italiani. Ma la sanità lombarda ha anche molti nemici: per ragioni politiche, professionali, personali. Spesso, banalmente, per invidia. Per ragioni politiche, dicevamo: come dimenticare l'astiosa ostilità di Rosy Bindi ministro della Sanità? E non è un caso che tanti giornali e esponenti del centrosinistra, prima ancora di avere le idee chiare sui fatti, siano partiti a testa bassa all'attacco del «sistema Lombardia», abbandonandosi ad una disgustosa operazione di sciacallaggio. Certamente questa vicenda dimostra che un sistema tanto complesso impone controlli più stringenti - ma bisognerebbe parlare anche della formazione etica di tanti medici. Tuttavia, come usa dire, evitiamo di buttare il bambino con l'acqua sporca.