Il bavaglio ai giornalisti fa il giro del mondo

Anche Travaglio sull’«Unità» si schiera a fianco del «Giornale»: «È l’unico ad aver compreso la gravità del provvedimento»

da Roma

Arriva sulle pagine del Times l’approvazione alla Camera della legge bavaglio che impedirà ai giornali italiani di scrivere delle intercettazioni di indagini in via di svolgimento. Nell’articolo scritto dal corrispondente Richard Owen, viene raccontato della pubblicazione delle foto di Berlusconi nella sua tenuta in Sardegna che passeggia con alcune ragazze e di quelle di Silvio Sircana mentre parla dalla sua macchina con un «transsexual prostitute». E della legge voluta dal governo di centrosinistra di Mister Prodi che fissa una multa di 68mila sterline se vengono pubblicate storie oggetto di indagini e anche il carcere per i direttori dei giornali che pubblicano foto e intercettazioni.
Il cronista di Times racconta che le foto di Sircana si trovano dentro un fascicolo di indagini su politici, personaggi dello spettacolo, calciatori, ricattati per alcune foto compromettenti e sono state pubblicate da Il Giornale, «che sostiene di averlo fatto per difendere la libertà di stampa». Quindi Owen chiede un parere sulla legge a Maurizio Belpietro. «They are trying to silence us». «Provano a costringerci al silenzio» è la secca risposta del direttore del quotidiano.
Della stessa idea Marco Travaglio, editorialista dell’Unità che con una nota molto argomentata scrive che si tratta di «una legge che vuole imbavagliare i giornalisti». Travaglio, che dà atto al Giornale di essere stato l’unico «ad aver compreso la gravità del provvedimento», spiega che la questione principale della legge approvata alla Camera non è quella del carcere ai giornalisti che definisce «ipotesi puramente teorica» in un Paese come il nostro, ma è quella delle multe. «Multe che nessun giornalista sarà disposto a pagare». «Se esistessero editori seri - scrive Travaglio - sarebbero in prima fila tutti contro la legge Mastella. Invece se ne infischiano: meno notizie “scomode” portano ai cronisti meno grane e caleranno le cause giudiziarie per l’azienda». L’editorialista dell’Unità punta il dito sulla Cdl che «ha tentato di aumentare le pene detentive e le multe» e soprattutto contro l’Unione che «nell’elefantiaco programma elettorale aveva promesso di allargare la libertà di stampa».
Secondo Travaglio se la legge approvata alla Camera (ma che deve ancora passare al voto del Senato) fosse stata in vigore, «Fazio sarebbe ancora al suo posto, Moggi seguiterebbe a truccare i campionati, Fiorani a derubare i correntisti Bpl, Gnutti e Consorte ad accumulare fortune in barba alle regole».
Nel centrosinistra non mancano altre opposizioni alla legge Mastella. Per Tana De Zulueta, deputata diessina, ex-corrispondente dell’Economist «l’inasprimento eccessivo delle sanzioni per i giornalisti che pubblicano intercettazioni telefoniche, restringe gli spazi del diritto di cronaca».
Considera la legge «un modo debole di affrontare il problema delle intercettazioni che circolano sulla stampa», il deputato dei Riformatori Liberali di Forza Italia, Benedetto Della Vedova. «Di fronte alla difficoltà e impossibilità di affrontare la questione alla radice la si è affrontata a valle» spiega Della Vedova, che si chiede se in questo modo si impedirà realmente la diffusione di atti di indagini coperte dal segreto o di intercettazioni: «Se c’è chi mette in giro questi atti, e ai giornalisti ne viene impedita la pubblicazione, niente di più facile che queste carte vengano messe in rete con le conseguenze del caso». Insomma secondo il deputato di Fi bloccare la stampa non serve, anzi la situazione può peggiorare se non si colpiscono coloro, dai magistrati ai cancellieri, che consentono la diffusione delle carte.