Un bavaglio che indigna: "Sanzione da Medioevo"

Solidarietà al direttore. Pure a sinistra si storce il naso. Padellaro del <em>Fatto</em>: &quot;Provvedimento inutile, bastano le leggi&quot;. Solidarietà dal Pdl. E il movimento della Santanchè annuncia lo sciopero della fame

Roma No al bavaglio. Inaccettabile togliere ad un giornalista il diritto di scrivere, di esprimersi. La decisione presa dall’Ordine dei giornalisti nei confronti di Vittorio Feltri non piace a nessuno. Neppure a Giulio Anselmi, già brillante direttore del Messaggero e della Stampa, oggi presidente dell’agenzia Ansa. «Sul caso Boffo Feltri ha sbagliato ed è giusto che paghi, ma non mi piace una sanzione che impedisce ad un giornalista di fare il suo mestiere -dice Anselmi -. Si poteva pensare ad una sanzione economica che Feltri avrebbe sicuramente patito». Anselmi non crede ad un «disegno» per mettere a tacere il direttore ma a un meccanismo che una volta messo in moto non può essere fermato e che oltretutto non tiene conto in alcun modo del fatto che si possa aver semplicemente peccato di superficialità. «Ho sempre sostenuto che l’Ordine dei giornalisti non serve a niente - conclude Anselmi -. Va superato e abolito. Anche se non sull’onda di una decisione sbagliata come questa».
Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, condivide la sua condanna con gli amici di Facebook e scrive: «Contro l’Ordine dei giornalisti» definito un «ente inutile e prepotente» ed inneggia all’abolizione per la «liberazione» della categoria.
Dicono no al bavaglio anche da sinistra. «Sono sempre stato contrario all’Ordine dei giornalisti e questa decisione ora mi dà una ragione in più per esserlo», commenta a caldo Roberto Giachetti, segretario del gruppo Pd che non fa sconti al direttore ma condanna la scelta di metterlo a tacere. «Feltri ha fatto una schifezza - dice Giachetti -, ma per quello c’è la giustizia ordinaria che deve fare il suo corso e decidere se colpirlo o no». Giachetti contesta nel merito la decisione dell’Ordine. «Se ho capito bene la motivazione sarebbe che Il Giornale ha pubblicato una informativa falsa - osserva -. Ma davvero qualcuno può onestamente sostenere che questo sia l’unico falso pubblicato da un giornale?»
L’idea che si possa obbligare al silenzio proprio chi vive di parole e di opinioni non va giù neppure ad Antonio Padellaro che certamente non può essere sospettato di simpatizzare col «nemico» di destra. «Sarà che anch’io sono stato sottoposto ai giudizi dell’ordine in varie occasioni non trovo sia una condizione felice per un giornalista - dice il direttore de Il Fatto -. Non credo questo tipo di sanzioni sia utile a qualcosa». L’unico giudizio insindacabile per Padellaro deve essere quello del lettore. «Mi fiderei di più del parere dei lettori che sanno giudicare anche più severamente degli ordini deontologici - prosegue Padellaro -. Per gli sbagli ci sono le leggi sulla stampa anche in caso di violazioni».
Sconcertato il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri. «Impedire a qualcuno di parlare è roba da Medioevo - attacca Gasparri -. Se qualcuno scrive cose sbagliate ci sono le leggi penali, si può chiedere un risarcimento in sede civile ma mettere il bavaglio a Feltri quando ogni giorno ci sono decine di persone che strepitano in tono arrogante è davvero inaccettabile».
Pesante anche il giudizio di Giorgia Meloni, ministro delle Politiche Giovanili. «C’è una casta politicizzata di giornalisti che stabilisce le condanne in base a pregiudizi ideologici - dice la Meloni -. A un direttore di sinistra non sarebbe mai accaduto».
Daniela Santanchè la definisce una «sentenza pilotata politicamente» e cinque esponenti del suo Movimento da questa sera inizieranno uno sciopero della fame per protestare contro la sospensione di Feltri. Anche per un’altra esponente del Pdl, Melania Rizzoli, si tratta di una decisione politica per fare tacere Feltri «unica voce libera e coraggiosa del panorama giornalistico italiano».
FA