Bavaglio al Papa La libertà di parola soltanto a parole

Non ci sono adeguate espressioni a commento di quanto accaduto alla Sapienza, dove presunti difensori della cultura si sono improvvisati defensor Galilei scambiando l’ateneo romano per tempio della robespierriana Ragione. Bene farebbero i rettori a disporre, come prevede la legge, la verifica della attività scientifica del personale universitario. Come cattolico sono indignato di quanto fatto al Papa. Come professore universitario mi vergogno!
Prof. Franco Borruto
Unità di Patologia ed Endocrinologia
dell’infanzia e dell’adolescenza
Università di Verona
Grande solidarietà al Sommo Pontefice Benedetto XVI, autentico testimone del nostro tempo, voce sempre saggia, seria e illuminata. Giusto sospendere la visita all’università romana, certi docenti e studenti non meritano una grazia grande come quella di vedere e sentire il Papa.
Alice Pozzi
Verano Brianza (Milano)
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Benedetto XVI ha deciso di non andare alla Sapienza di Roma. Esprimo la mia solidarietà al Papa vittima di un’aggressione vile e ingiustificabile, ma nello stesso tempo la certezza che ad essere sconfitta in questa amara vicenda non è certo il Papa, bensì la democrazia. Quanto accaduto a Roma è il segno preoccupante di una incapacità a dialogare, tanto da alimentare il sospetto che nelle aule dell’università romana non esista libertà di cultura, ma la sola posizione culturale risulti egemonica e intollerante nei confronti delle altre. Impedire ad un uomo di parlare perché religioso e perché reo di aver citato un filosofo non gradito, fa venire alla mente situazioni d’altri tempi, in cui il mondo universitario era frequentabile solo da chi giurava fedeltà ad uno stato totalitario. Per questo è grave la responsabilità sia dei docenti sia degli studenti che hanno indotto Benedetto XVI a rinunciare a quello che avrebbe potuto essere un’occasione di grande valore culturale e di significativo confronto.
Virginia Simone - Milano
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Ha fatto bene il Santo Padre ad annullare la visita all’università la Sapienza di Roma. Che ci sarebbe dovuto andare a fare in una discarica ideologica? Una seconda vergogna italiana dopo la monnezza napoletana. E che ad innescare il tutto siano stati i docenti e non gli studenti, spesso utili idioti, la dice lunga sulla situazione dell’università italiana.
Pippo Emmolo
Cusano Milanino (Milano)
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Cari amici, avete mai sentito parlare di «libertà di parola» per tutti? Ci hanno detto fino ad adesso che è uno dei pilastri della costituzione e della democrazia italiana. Dipende dai punti di vista. Secondo Scalfari, Asor Rosa, i radicali, il Manifesto, i 67 professori della Sapienza e i vari schieramenti «no global», invece, la libertà di parola è un concetto relativo che dovrebbe essere concesso solo a chi la pensa come loro. In base a tale assunto, papa Ratzinger non ha potuto parlare alla Sapienza. Da un’università famosa, che dovrebbe essere un luogo dove si insegna e si pratica la libertà, la democrazia e il dialogo, viene un triste esempio di rifiuto della libertà di parola, di prevaricazione, di intimidazione e di violenza. È l’ennesima prova che in Italia esistono ancora vaste aree laiciste e comuniste, portatrici di una visione giacobina e totalitaria, che vogliono mettere il bavaglio alla società.
Rodrigo Ottavio e-mail
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La vicenda di Benedetto XVI indesiderato all’università romana «La Sapienza», non ha bisogno di molti commenti, ma conferma che l’intelligenza o la si ha o non la si ha, non è acquisibile con la laurea, né tantomeno con la docenza. Mentre docenza e laurea si possono comodamente comprare. Purtroppo i risultati si vedono. Un’enormità di idioti dietro la cattedra!
Roberto Manzoni - Milano
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Probabilmente sono un ingenuo, poiché pensavo che la storica visita del Papa alla Sapienza avrebbe suscitato interesse, almeno nelle persone intelligenti e non prevenute. Invece un manipolo di docenti marxisti post sessantottini ha manifestato tutta la sua intolleranza e follia ideologica e materialista contro il Papa, suprema autorità religiosa e morale, nonché capo di Stato: gli stessi docenti non avrebbero magari avuto nulla da ridire se fosse stato invitato all’Università qualche brigatista rosso non pentito o un dittatore spietato come Fidel Castro. Davvero non riconosco più la mia Italia, ridotta ad una nazione disgregata socialmente, culturalmente, senza punti di riferimento, in cui si fa polemica ottusamente, su tutto.
Guglielmo Rocco e-mail
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Il Papa ha deciso di non partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico de La Sapienza per evitare problemi di ordine pubblico. I professori universitari che si erano opposti alla sua presenza non hanno ottenuto una vittoria come credono, ma hanno gettato il discredito sulla loro Università dove da ora in poi sarà possibile censurare e far tacere le opinioni non gradite. Allo sconcerto per quanto accaduto si accompagna la vergogna per un governo che, come dice Prodi, si rammarica dell’accaduto, ma che non è in grado di tutelare la figura del Papa in una università italiana, figuriamoci quindi come possano sentirsi sicuri i comuni cittadini.
Luca Berardi - Roma
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Università dell’Insipienza, così chiameremo d’ora innanzi l’ateneo romano ove la sapientia ventris di un manipolo di scalmanati ha avuto la meglio sulla sapientia cordis del Papa. Al riguardo, è significativo il contemporaneo silenzio tombale del comunista Bertinotti, seconda carica dello Stato, reduce dalla laurea honoris causa concessagli da una Università cattolica dopo una lunga lezione magistrale rispettosamente ascoltata.
Ugo Tozzini – Torino
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Altro che lupi grigi e Turchia. Qui abbiamo la sinistra sessantottina con la bava alla bocca che come al solito usa scuole e università per mostrare la propria insopportabile supponenza auto imponendosi come portatrice di verità. I docenti che hanno firmato la vergognosa e anacronistica richiesta di non far parlare il Papa in università andrebbero radiati immediatamente. Senza se e senza ma, come amano dire. Uno di questi, a Radiorai 1 definisce con disprezzo il Papa con il titolo di «Dott. Ratzinger». Questi sono i nostri docenti?
Daniele e-mail
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Sono «schifato» per come è finita la vicenda della visita del Papa all’università di Roma. Nella normalizzata Italia del nostro Prodi si può fare anche questo. Mentre se venisse un qualsiasi Chavez o Castro o loro simile sarebbe normale accoglierlo a braccia aperte e chi non lo volesse sarebbe tacciato di «intolleranza». Lei pensa che le tre cariche principali dello Stato diranno qualcosa o ci faremo prendere in giro dal resto del mondo, come sta già avvenendo per Napoli?
Arrigo Grillo e-mail
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Tutto il centrosinistra è costernato per la vicenda Papa-Università la Sapienza. Spero che la costernazione si traduca in una richiesta di dimissioni per il neo nominato direttore del Cnr Luciano Maiani che è tra i firmatari della lettera che ha provocato la condanna di Romano Prodi. Che ne dice, c’è da sperare o tutta la costernazione finirà in «pastetta»?
Guido Burlini e-mail