IL BAVAGLIO SBAGLIATO

Oggi dalle edicole sarà assente il novanta per cento dei quotidiani e i notiziari tv saranno ridotti al minimo. Colpa di uno sciopero dei giornalisti, i quali protestano per la legge bavaglio che Mastella e compagni vorrebbero imporre ai giornali. In realtà la norma che tappa la bocca ai cronisti è solo il paravento, dietro cui la Federazione della stampa, ossia il sindacato, cerca di nascondere il proprio fallimento. Da due anni la Fnsi è in guerra con gli editori per il rinnovo del contratto. I giorni di sciopero sono già più di dieci, ma di accordo non c’è ombra. I redattori fanno i conti di quanto ci hanno perso e mugugnano. Che fa dunque Serventi Longhi, il leader unico del sindacato unico dei giornalisti? Semplice: un altro sciopero. Ma stavolta non per il contratto, che già gli altri si sono dimostrati inutili, ma per la libertà di stampa. Quello è argomento che tira sempre e poi ha il vantaggio di non apparire una vertenza corporativa e dunque può smuovere gli animi.
Fin qui tutto bene. Peccato che la Federazione della stampa nei mesi passati non abbia mosso un dito per difendere quella libertà di cui oggi vorrebbe farsi paladina. Nessun sindacalista protestò quando, in seguito alla pubblicazione su Il Giornale delle foto del portavoce del governo fermo con un trans, il ministro della Giustizia varò un disegno di legge-bavaglio. Gli unici a farlo fummo noi de Il Giornale: Salvatore Scarpino, Michele Brambilla e io, che solitari scrivemmo articoli in prima pagina, avvisando i lettori che il Palazzo stava per farsi una norma su misura, minacciando il carcere e multe milionarie a chi scrivesse di indagini in corso. Tanto per intenderci, la legge, già votata alla Camera quasi all’unanimità, se fosse stata in vigore ci avrebbe impedito di svelare le pressioni di Vincenzo Visco sul comandante della Guardia di Finanza affinché rimuovesse quattro ufficiali che s’erano occupati di Unipol e delle intercettazioni di politici. Anche di queste ultime – ovvero dei segreti maneggi dei dirigenti Ds durante la scalata alla Bnl – non avremmo potuto dirvi nulla. E ora che Visco è finito nel registro degli indagati dovremmo tacere. Silenzio pure sulla notizia di oggi: l’ex capo delle Fiamme Gialle che denuncia il presidente del Consiglio e il ministro delle Finanze.
Evidentemente, mentre veniva votata la legge, il sindacato dei giornalisti era distratto. Ma ora che si è risvegliato è perfin peggio: anziché parlare di norma liberticida, come era abituata a fare ogni settimana quando a Palazzo Chigi c’era Berlusconi, la Fnsi tace. O meglio, protesta vibratamente riducendo al silenzio il novanta per cento della stampa e spegnendo il cento per cento dei Tg. Non era meglio chiedere ai direttori dei giornaloni di pronunciarsi contro la legge Mastella? Non si poteva cercare di convincerli a pubblicare inchieste contro il provvedimento? Perché Federazione e comitati di redazione non dicono chiaro che gli abusi non li commettono i giornalisti, ma le Procure che nei fascicoli mettono spesso intercettazioni e atti che non hanno nulla di penalmente rilevante, ma ledono, quelli sì, la privacy di migliaia di persone? Invece di accusare le Procure-spettacolo che mettono in piazza la vita privata dei cittadini, la Fnsi preferisce scioperare. Meglio mettere il bavaglio ai giornali per denunciare il bavaglio di Mastella e compagni. La scelta mi pare molto intelligente e come si sa, di questi tempi, le scelte intelligenti pagano.