Bayrou non si schiera e lascia liberi i suoi elettori

Il leader dell’Udf respinge le avances dei due candidati al ballottaggio e per le legislative di giugno gioca il tutto per tutto correndo da solo: ma 12 deputati sono pronti a lasciarlo per «Sarko»

Parigi - Questo pomeriggio François Bayrou tiene una conferenza stampa con l'ex ministro Azouz Begag, che è stato al governo con Nicolas Sarkozy, ma che si è schierato poi col leader centrista contro quello della destra. Bayrou (giunto terzo al primo turno delle presidenziali, con 6,8 milioni di voti, corrispondenti al 18,57 per cento) cercherà in qualche modo di banalizzare il secondo turno delle presidenziali. Dirà che Nicolas Sarkozy e Ségolène Royal sono accomunati da un vecchio modo di fare politica e probabilmente rifiuterà di schierarsi a favore dell'una o dell'altro, lasciando liberi i propri elettori (anche se la sua personale ostilità è più forte verso Sarkozy che verso la Royal). Poi Bayrou dovrebbe annunciare quella che secondo lui è la grande novità di queste elezioni: la nascita del centro come soggetto politico autonomo. Chiederà dunque ai suoi elettori di sostenerlo nel rafforzamento di quel nuovo soggetto politico delle sconfinate ambizioni.
È chiaro che Bayrou, 56 anni, snobba ormai queste presidenziali, pensando invece a quelle del 2012, che sono per lui il vero traguardo.
Per dimostrare che fa sul serio, Bayrou dovrebbe annunciare oggi la nascita di un nuovo partito, come trasformazione dell'Union pour la démocratie française (Udf), formazione nata nel 1978 per volontà di Valéry Giscard d'Estaing e collocata a destra nella percezione collettiva dei francesi. Il nuovo partito presenterà propri candidati alle prossime elezioni, dette «legislative», per il rinnovo dei 577 membri dell'Assemblea nazionale (10-17 giugno). Ma qui si nasconde l'insidia: il maggioritario a doppio turno premia i partiti capaci di stringere alleanze e Bayrou - nel non dare consegne di voto in vista del ballottaggio presidenziale - si preclude (tranne sorprese) la via dell'alleanza organica sia con i socialisti sia col partito di Sarkozy (l'Union pour un mouvement populaire, Ump) in vista delle «legislative». Bayrou sta scegliendo una strategia rischiosissima: quella di andare avanti da solo a tutti i costi, approfittando del fatto che il secondo turno delle legislative non è uguale a quello delle presidenziali. Mentre alle presidenziali si qualificano unicamente i primi due, al secondo turno delle legislative possono restare in competizione tutti coloro che hanno superato lo sbarramento del 12,5 per cento degli iscritti alla lista elettorale della circoscrizione (livello che, tenendo conto dell'astensione, corrisponderà a circa il 16-17 per cento dei voti espressi). Si vedrà in quante delle 577 circoscrizioni i centristi supereranno questo sbarramento e in quante riusciranno poi a battere sia il candidato socialista sia quello dell'Ump.
In pratica, Bayrou sta scegliendo di giocarsi il tutto per tutto alle prossime legislative di giugno. Se riuscirà a mettere insieme un gruppo di un centinaio di deputati, sarà in prima linea nell'opposizione nei cinque anni della prossima legislatura e sarà un vero protagonista della vita politica nazionale, arrivando in gran forma alla scadenza del 2012. Se resterà sotto i 40-50 deputati, la sua strada sarà davvero in salita e il suo avvenire sarà compromesso. Se questa - come pare - è la sua strategia, Bayrou non può attendersi regali né dai socialisti né dall'Ump, che alle legislative faranno di tutto per massacrarlo. Lo sanno bene i deputati Udf che già prima delle presidenziali hanno scelto di sostenere Sarkozy, com'è il caso dell'influente André Santini, secondo cui una dozzina dei deputati residui dell'Udf, che sono appena 29, sono pronti a lasciare Bayrou per sostenere Sarkozy il 6 maggio.