Bazan, piccole storie di varia umanità

Luciana Baldrighi

«Se non esistesse il futuro non saremmo sedotti dal passato. Probabilmente se non esistesse la pittura non ameremmo neanche l’arte. La dichiarazione sulla sua fine da anni si alternano a ritorni e trionfi, ma in effetti non vi sono periodi in cui la giovane arte non abbia dedicato alla pittura le sue sperimentazioni e, ancora oggi i giovani artisti, i collezionisti, le fiere, le aste... sembrano disposti a tutto tranne che a rinunciare all’antica disciplina». Parole di Bazan Top Ten che Gianni Romano riporta nei pannelli che introducono alla mostra dedicata a Alessandro Bazan, inaugurata ieri (fino all’8 gennaio) al Palazzo della Ragione di piazza Mercanti.
L’artista palermitano, classe 1966, si libera dei vincoli accademici, come possiamo osservare dalle opere esposte in mostra (30 dipinti e una serie di disegni inediti, realizzati appositamente per l’appuntamento milanese), per giungere a uno spirito fortemente espressivo, ironico, divertito, che richiama la tradizione della pittura di strada e contemporaneamente le suggestioni della «nouvelle vague» del fumetto europeo e americano con le quali Bazan elabora un linguaggio veloce e sintetico, estremamente colto e popolare.
Organizzata dall’Associazione ContemporaneaMente di Milano, la mostra, curata da Gianni Romano e patrocinata dal Comune (assessorati Sport e Giovani e Cultura e Musei), documenta i risultati creativi degli ultimi due anni di lavoro di Bazan che lo confermano uno dei pittori più ricchi di talento a partire dagli anni Novanta.
Tra i preferiti da Bazan ci sono «uomini e donne» che abitano praticamente tutte le sue tele, proprio come «vettori» di un film che si racconta a tratti e la scena è vasta al punto che ciò che ci è dato da vedere dentro non ha rapporto con i limiti del quadro.
Stiamo parlando anche di città viste dall’alto in cui gli edifici appaiono come una massa indistinta, momocromatica, e Palermo, in particolare, la città dove l’artista vive e lavora rientra come «una visione sentimentale» in alcuni scorci: non mancano elementi che riportano alla musica, al jazz, alle improvvisazione, un modo di dipingere e di «sentire» tutto di questo stravagante artista. Ma l’ambientazione preferita delle opere dell’autore siciliano è il palcoscenico di una quotidianità grottesca, comica, violenta, felice, impietosa, scanzonata, a seconda delle situazioni. Ingresso libero. Catalogo Publi Paolini.