Bazoli: «Intesa pronta a nuove operazioni»

da Milano

Sul tema sono al lavoro anche i tecnici di Bankitalia. Perchè il progetto, annunciato di recente, di aprire una banca islamica in Italia presenta difficoltà non da poco. «Le norme del settore andrebbero modificate», spiega Biagio Matranga, direttore generale di banca Ubae spa, istituto di credito italiano partecipato da capitali italo-arabi. E sì, perchè anche sul fronte bancario gli islamici hanno i loro usi e costumi. La principale differenza: la necessità di rispettare le regole della Shariah e le Fatwa (i responsi) della autorità religiose. Per contro il business in questione non è da poco: con il petrolio a 80 dollari si sta accumulando nei paesi arabi una forte liquidità, pari a 600-700 miliardi di dollari. «Il problema ha due aspetti», spiega Matranga.
Vale a dire?
«Da un lato la difficoltà, che nasce a causa dei regolamenti in vigore, di aprire filiali retail (destinate alla normale clientela) di banche islamiche. Per contro invece sembra percorribile la strada degli investimenti che favorirebbero l’apertura di banche d’affari capaci di individuare i migliori investimenti giusti».
Perchè sarebbe difficile rivolgersi alla clientela consumer?
«Le regole della finanza islamica sono completamente diverse dalle altre. Basta pensare che, dato che non è ammesso remunerare gli investimenti con degli interessi, quando si concede un mutuo è la banca stessa che acquista l’immobile e poi lo affitta per un determinato numero di anni a chi lo voleva comperare e che alla fine del periodo ne diverrà il legittimo proprietario».
Insomma in Italia non sarebbe possibile?
«Direi proprio di no anche perchè nel nostro paese bisognerebbe pagare due volte per il rogito con costi di transazione molto elevati».
Ma fuori dai paesi islamici ci sono già banche retail di questo tipo?
«Sì, in Inghilterra ad esempio sono stati modificati alcuni regolamenti per permettere di operare secondo i dettami della finanza islamica. Questo è stato fatto anche perchè in quel paese abitano islamici molto abbienti che creano quindi le giuste premesse per il mercato bancario».
Mentre sul fronte degli investimenti?
«La ricchezza nei paesi islamici sta crescendo. Libia e Algeria hanno dei piani di investimento per loro infrastutture pari a 100-150 miliardi di dollari in cinque anni. Ma anche Sudan, Egitto e Iran stanno crescendo».