La Bce ai governi Ue: "L'incertezza è elevata, attuare piani anticrisi"

La crisi c'è ed è destinata a durare. Sullo sfondo di un
livello di incertezza, che resta "sempre elevato", la debolezza
economica mondiale è destinata a durare. La Bce invita i governi ad attuare
le misure annunciate

Francoforte - La crisi c'è. Ed è destinata a durare. Non solo. Sullo sfondo di un livello di incertezza, che resta "sempre elevato", la debolezza economica mondiale è destinata a durare piuttosto a lungo. Per questo, nel bollettino mensile di dicembre la Bce invita i governi ad attuare le significative misure annunciate per far fronte alle turbolenze finanziarie. I tecnici di Francoforte calcano la mano: "I piani devono essere attuati rapidamente in modo da contribuire ad assicurare l’affidabilità del sistema finanziario e da evitare limitazioni nell’offerta di credito alle imprese e alle famiglie".

Economia mondiale debole Nei prossimi trimestri si ravvisa "il perdurare della debolezza dell’economia mondiale e del forte ristagno della domanda interna". La Bce ricorda le stime degli esperti dell’Eurosistema che prevedono un tasso di crescita annuo del pil in termini reali compreso in un intervallo tra lo 0,8 e l’1,2% nel 2008, tra il -1% e lo zero per cento nel 2009 e tra lo 0,5 e l’1,5% nel 2010. Dati, questi, che rappresentano una consistente revisione verso il basso rispetto alle precedenti proiezioni per il 2008 e il 2009 degli esperti della Bce, pubblicate a settembre. Da settembre, rileva l’Istituto di Francoforte, "le turbolenze nei mercati finanziari si sono intensificate e diffuse. Le tensioni si sono propagate in misura crescente dal settore finanziario all’economia reale e nel suo insieme l’economia mondiale risente dei loro effetti avversi". Nell’area dell’euro, sottolinea la Bce, "si sono manifestati diversi rischi al ribasso per l’attività economica, individuati in precedenza, determinando nel terzo trimestre una flessione dello 0,2% della crescita del pil in termini reali sul periodo precedente, in base alla stima preliminare dell’Eurostat. I risultati delle indagini disponibili e gli indicatori mensili per ottobre e novembre suggeriscono che l’attività economica si è indebolita ulteriormente nel quarto trimestre dell’anno".

Livelli di incertezza alti "L’incertezza riguardo alle prospettive economiche resta eccezionalmente elevata". Secondo la Bce, "i rischi per la crescita economica sono orientati verso il basso e sono connessi principalmente alla possibilità di un maggiore impatto sull’economia reale delle turbolenze nei mercati finanziari, nonchè ai timori di spinte protezionistiche e a eventuali sviluppi disordinati legati agli squilibri mondiali". Il Consiglio direttivo della Bce, che lo scorso 4 dicembre ha ridotto ulteriormente i tassi di interesse di 75 punti base (dopo le due riduzioni di 50 punti base annunciate l’8 ottobre e il 6 novembre scorsi), evidenzia come «gli effetti dell’acuirsi e del diffondersi delle turbolenze dei mercati finanziari, in particolare, freneranno probabilmente la domanda su scala mondiale e nell’area dell’euro per un periodo di tempo prolungato". Il Consiglio direttivo dell’Istituto di Francoforte, comunque, "seguiterà a preservare il saldo ancoraggio delle aspettative di inflazione in linea con il proprio obiettivo di medio termine, al fine di favorire la crescita sostenibile e l’occupazione e di contribuire alla stabilità finanziaria". La Bce "continuerà dunque a seguire con molta attenzione tutti gli andamenti nel prossimo periodo".

L'inflazione continuerà a ridursi L’inflazione nella zona euro "dovrebbe continuare a ridursi nei prossimi mesi" grazie al marcato arretramento dei prezzi internazionali delle materie prime. Tuttavia il tasso di inflazione "potrebbe tornare ad aumentare nella seconda metà dell’anno, anche a seguito di effetti base, e quindi i bruschi cali dell’inflazione dovrebbero essere di breve durata e pertanto non rilevanti nella prospettiva della politica monetaria". Le proiezioni di dicembre 2008 degli esperti dell’Eurosistema, infatti, riportano un tasso di inflazione annuo misurato sullo Iapc compreso in un intervallo tra il 3,2 e il 3,4% nel 2008, che si ridurrebbe all’1,1-1,7% nel 2009, situandosi tra l’1,5% e il 2,1% l’anno seguente. Le proiezioni di inflazione per il 2008 e il 2009, rileva l’Istituto di Francoforte, "hanno subito una netta revisione al ribasso rispetto a quelle di settembre formulate dagli esperti della Bce, di riflesso soprattutto al notevole calo dei corsi delle materie prime e all’impatto dell’indebolimento della domanda sull’andamento dei prezzi". Ulteriori riduzioni inattese delle quotazioni delle materie prime, sottolinea ancora la Bce, "potrebbero esercitare spinte al ribasso sull’inflazione, mentre potrebbero concretizzarsi rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi, in particolare se la recente flessione dei corsi delle materie prime dovesse registrare un’inversione di tendenza oppure se le pressioni interne sui prezzi dovessero risultare più forti di quanto ipotizzato". È pertanto indispensabile, aggiunge la Bce, che "gli operatori che determinano i prezzi e i salari agiscano pieno senso di responsabilità". 

I Paesi maggiormente colpiti Secondo l'istituto di Francoforte, è probabile che i paesi che presentano mercati del lavoro e dei beni e servizi strutturalmente rigidi, nonché squilibri di bilancio relativamente importanti e amministrazioni pubbliche inefficienti, abbiano una minor capacità di tenuta della crisi e siano più esposti al rallentamento mondiale. Nel più lungo periodo, evidenzia la Bce, "la crescita del prodotto di un paese dipenderà, fra l’altro, anche dal grado in cui la crisi e il rallentamento economico influiscono sul prodotto potenziale attraverso le ristrutturazioni societarie, l’adeguamento del mercato del lavoro e la qualità dell’attività del settore pubblico". Allo stato attuale, rileva l’Istituto di Francoforte, "è fondamentale che i governi non ritardino, bensì al contrario intrapendano azioni incisive per attuare le necessarie riforme strutturali nei paesi e migliorare la qualità delle finanze pubbliche in linea con la strategia di Lisbona". Tali misure, sottolinea la Bce, "sono preferibili ad una gestione di breve termine della domanda in quanto gettano solide fondamenta per la ripresa, nonchè per la crescita e l’occupazione nel medio e più lungo periodo".