La Bce blinda i tassi d'interesse I mercati Ue bruciano 145 miliardi

L’inflazione nell'Eurozona resterà sopra il 2%
nei prossimi mesi. Il mancato taglio dei tassi affonda gli indici europei: i listini cedono il 2%. Wall Street incerta

Francoforte - La Bce decide all’unanimità di lasciare i tassi fermi al 4 per cento, ma stavolta cambia tono e mette l’accento sui rischi alla crescita economica. Le principali piazze finanziarie europee accusano il colpo e scivolano verso il basso. Male piazza Affari che chiude cedendo l'1,88%.

Bce in allerta "Le incertezze sulle prospettive di crescita economica sono inusualmente alte", dice il presidente dell’istituto di Francoforte, Jean Claude Trichet, aggiungendo che i rischi sulla crescita "restano al ribasso" e che il pil europeo nel 2008 potrebbe aumentare meno del livello potenziale, cioè meno del 2 per cento. "Restiamo in allerta" e "pronti ad intervenire in qualsiasi momento" per garantire la stabilità dei prezzi, ribadisce Trichet, anche se quella nota di preoccupazione più marcata utilizzata per evidenziare i rischi per la crescita, introduce di fatto, per la prima volta, una terza opzione: quella di un possibile taglio dei tassi, accanto alle altre due opzioni sempre tenute presenti dalla Bce. Secondo gli esperti questo potrebbe voler dire che l’Eurotower si prepara a ridurre il costo del denaro a giugno, o comunque nella seconda metà dell’anno. È un’eventualità da tener presente, anche se Trichet non ha abbassato la guardia per quanto riguarda l’inflazione, ripetendo che la "più alta priorità" dell’istituto resta quella di ancorare le aspettative di inflazione e di impedire che "gli effetti di secondo livello" si materializzano. Trichet però non parla, come aveva fatto l’ultima volta, della necessità di "agire preventivamente" contro gli aumenti dei prezzi e usa una formula più sfumata: "Le pressioni inflazionistiche a breve non devono trasformarsi in pressioni a medio termine".

L'Ue brucia 145 miliardi di euro Seduta nera per le Borse europee che bruciano un controvalore di circa 145 miliardi di euro, con un calo medio dei listini di quasi il 2%. L’indice Dj Stoxx 600, che fotografa l’andamento dei principali titoli quotati sulle piazze del Vecchio continente, ha ceduto l’1,94%. Forti vendite, in particolare, alla Borsa di Londra, che ha chiuso la seduta in calo del 2,58% nonostante il taglio di un quarto di punti dei tassi deciso dalla Banca d’Inghilterra. Male anche Parigi, dove il Cac40 ha perso l'1,82%, e francoforte, dove il dax ha chiuso in negativo dell'1,8%.

Piazza Affari in netto calo La Borsa di Milano ha archiviato la quarta seduta settimanale in netto calo nel giorno in cui la Bce ha deciso di lasciare invariati al 4% i tassi d’interesse dell’Eurozona. Piazza Affari ha condotto la sessione sempre in negativo sin dall’esordio, con una flessione che è aumentata costantemente con il susseguirsi degli scambi, fino ad arrivare alla conferma del passivo definitivo con l’apertura al ribasso di Wall Street. La piazza americana è stata penalizzata principalmente dalla brusca frenata delle vendite dei grandi magazzini Wal Mart a gennaio e le deludenti previsioni di Cisco, mentre a Milano ha pesato il cattivo andamento dei finanziari e degli energetici. Male anche Fiat e Luxottica, vittima di un tracollo con una perdita vicina al 10%. Molto bene, invece, Tiscali. Il Mibtel ha perso l’1,88% e l'S&P/Mib ha ceduto l'1,86%, mentre l’All stars è scivolato dell’1,33%. In deciso calo tutte le piazze europee.

Incertezza a Wall Street Dopo tre giorni consecutivi di vendite, gli indici azionari americani riportano una performance all’insegna dell’incertezza. Pesano le notizie negative che arrivano dal fronte economico e aziendale. Alla soglia di metà giornata di contrattazioni a Wall Street, il Dow Jones cede 16,58 punti (-0,14%), mentre il Nasdaq scende di 2,78 punti (-0,12%). Piatto lo S&P 500, che avanza di 0,41 punti (+0,03%).