La Bce conferma: stretta sui tassi a settembre

Trichet convoca a sorpresa la stampa: «Prezzi a rischio, necessaria una forte vigilanza»

da Milano

Era già tutto previsto, ma Jean-Claude Trichet è uomo prudente. Al punto da convocare ieri una conferenza stampa a sorpresa, giusto per ribadire la necessità di «una forte vigilanza» sui prezzi. L’espressione, da tempo, ha ormai un significato univoco, che è quello di una stretta monetaria imminente. Rimasti ieri bloccati al 4%, livello cui si sono attestati lo scorso 6 giugno, i tassi verranno dunque ritoccati di un altro quarto di punto in occasione della riunione Bce di settembre, la prima dopo la pausa estiva.
Com’è d’abitudine, il presidente dell’Eurotower ha ripetuto che l’istituto non «si impegna in anticipo» riguardo all’evoluzione della politica monetaria, ma il solco del prossimo giro di vite sembra forzatamente tracciato dalle spinte inflazionistiche derivanti «dai prezzi petroliferi, dalla dinamica della crescita delle buste paga e dall’assottigliarsi dei margini di utilizzo degli impianti». C’è insomma sufficiente carne al fuoco per un ulteriore rialzo, destinato con tutta probabilità ad alimentare la polemica (soprattutto dal versante francese) sul modus operandi della Bce e sulla necessità di ridurne i margini di autonomia. Soprattutto se l’aumento settembrino sarà accompagnato da dichiarazioni tali da lasciare aperta la porta a ulteriori manovre restrittive entro la fine dell’anno. Un’eventualità che Trichet non ha escluso: «Dirò il prossimo mese se i tassi sono accomodanti».
L’aumento di settembre accorcerà inoltre il divario tra i tassi di Eurolandia e quelli Usa, destinati a restare ancora fermi al 5,25% anche il prossimo 7 agosto, offrendo quindi altra benzina all’euro. Di cambi, però, ieri Trichet non ha parlato, preferendo soffermarsi sul recente nervosismo dei mercati finanziari: «Vediamo - ha spiegato - un processo di progressivo riapprezzamento dei rischi in generale che speriamo avvenga nel modo più dolce possibile».