Bce contro Bruxelles: «La nuova vigilanza non impedisce i crac»

RomaLe banche centrali devono «poter usare strumenti che incidono sulla natura dei bilanci bancari». Il componente italiano dell’esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, nel corso di un intervento a un convegno ieri all’Università Luiss di Roma ha disegnato alcune ipotesi di riforma per evitare il ciclico ripetersi delle crisi finanziarie.
Secondo Bini Smaghi, i banchieri centrali devono «poter incidere sulla capacità di indebitamento, sulla leva finanziaria, sul modo in cui viene gestita la liquidità». Una critica, nemmeno troppo velata, al progetto di riforma della vigilanza comunitaria portata avanti dal gruppo de Larosière e approvata ieri dalla Commissione Ue. Per il banchiere centrale l’Eurosistema non deve limitarsi alla semplice «emissione di raccomandazioni» e quindi non devono essergli «preclusi interventi diretti all’origine degli squilibri finanziari».
Altrettanto necessario per evitare nuove crisi globali è che Paesi come la Cina «si dotino di una propria politica monetaria e lascino fluttuare il tasso di cambio». Insomma, nuove recessioni si possono combattere solo se le autorità saranno più forti e incisive e non si lascerà sulle spalle di Paesi-guida come gli Usa il peso della stabilità monetaria.
Ed è a questo obiettivo che guarda la rivoluzione dei global legal standard portata avanti in sede G8 dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Guido Rossi, componente della commissione che sta approntando la bozza di regolamento, ieri ha parlato di «un nuovo contratto sociale» articolato principalmente su quattro istanze: trasparenza dei derivati, maggiore controllo su istituzioni non-corporate come private equity, hedge fund e trust, limitazione del segreto bancario e stop al protezionismo.
Un’esigenza condivisa anche da Francesco Gaetano Caltagirone, presidente dell’omonimo gruppo. «Servono una riflessione e un esame attento per individuare modelli e strumenti per uscire da una congiuntura negativa e sono soprattutto i Paesi industrializzati a dover dare un contributo per superare questa difficile situazione», ha detto.
Un altro punto da non trascurare, ha concluso il presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo, è «promuovere la cultura della concorrenza che vede l’Italia ancora indietro», soprattutto nei servizi pubblici come quelli ferroviari dove «l’allenatore è anche arbitro (Fs controlla la rete; ndr)».