Bce, «crisi più lunga» Ma i tassi restano ancora fermi al 4%

da Milano

Vox clamantis in deserto. Cade ancora nel vuoto l’invito rivolto dal Fondo monetario alla Bce a tagliare i tassi. Francoforte non ci sente, né ha in programma un possibile cambio di rotta: Jean-Claude Trichet e l’intero board dell’Eurotower, hanno deciso ieri, all’unanimità, di lasciare ancora invariato al 4% il livello del costo del denaro, anche se la crisi «potrebbe durare più a lungo e avere un impatto più ampio sull’economia reale».
La brusca decelerazione economica, con Eurolandia non immune dalle turbolenze mondiali, continua a legare le mani alla Bce. Se il clima congiunturale fosse meno perturbato, i tassi avrebbero già ripreso a salire per contrastare le spinte inflazionistiche (più 3,5% in marzo) determinate dai rincari energetici e alimentari. Trichet osserva con crescente preoccupazione la dinamica dei prezzi, e già è pronto a modificare al rialzo le stime per il 2009 diffuse il mese scorso (1,5-2,7%). Ciò significa che l’allarme rosso sull’inflazione non sarà temporaneo, e la politica monetaria ne subirà le conseguenze. Anche in ragione di tensioni sui mercati che, ha ammesso il presidente dell’Istituto, «non posso dire quando finiranno».
L’obiettivo resta quello di riportare il carovita entro limiti compatibili con il mandato assegnato alla Bce, quello della stabilità dei prezzi. «Non c’è alcun spazio per abbassare la guardia su questo punto», ha detto chiaramente Trichet, visto che le prospettive sono «di un peggioramento» di questo scenario. I mercati hanno altre aspettative? «Le nostre convinzioni non sono cambiate da marzo», ha aggiunto, per poi replicare indirettamente al numero uno del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, favorevole a un’azione più coordinata tra le Banche centrali. Rispetto alla Fed, la Bce «ha un mandato molto chiaro, un solo parametro che guida la sua azione, non due, ed è la stabilità dei prezzi. Grazie a questo mandato, tra il primo gennaio 1999 e la fine del 2007 siamo riusciti a creare 15,7 milioni di posti di lavoro».
Impotente di fronte al surriscaldamento delle quotazioni petrolifere, il banchiere francese è tornato invece a condannare qualsiasi meccanismo di riproposizione della scala mobile, visto quanto accaduto in Germania con i lavoratori del pubblico impiego. «Questi schemi comportano che choc al rialzo dell’inflazione porterebbero a spirali salari-prezzi, che andrebbero a detrimento dell’occupazione e della competitività». Il solo modo per aumentare i salari, è la ricetta dell’Eurotower, è quello di agganciarli alla produttività.
Di fronte a tanto rigore, i futures sull’Euribor danno tassi fermi almeno fino a dicembre. Altra benzina nel motore dell’euro, schizzato ieri al nuovo record di 1,5913 dollari prima di scendere sotto 1,58 per effetto delle prese di profitto. Ma di sicuro nessun aiuto alla crescita, che Trichet continua comunque a definire «solida», grazie al sostegno dell’export, dei consumi e dell’occupazione.