Bce e Ue divise sulla ripresa europea

Trichet insiste: «I governi devono ridurre i disavanzi più rapidamente»

Rodolfo Parietti

da Milano

Separate in casa sulle prospettive economiche dell’Europa. «Sembra che la crescita si stia rafforzando e ampliando nel primo trimestre 2006», scrive la Bce nel Bollettino di aprile diffuso ieri. Contrordine, ammonisce la Commissione europea: la ripresa è meno robusta del previsto. E così, ecco Bruxelles ritoccare al ribasso le stime comunicate appena lo scorso 3 marzo. A poco più di un mese di distanza, la forchetta tra 0,4 e 0,9% relativa all’espansione del Pil nei primi tre trimestri dell’anno in corso, viene modificata in uno 0,4-0,8% per il periodo gennaio-marzo, in uno 0,3-0,8% per il secondo trimestre e in uno 0,2-0,8% per il terzo.
Con Bruxelles che frena e Francoforte che rilancia, l’effetto finale è vagamente distorto, come quello di una foto sovrapposta. Il soggetto è lo stesso (l’economia dell’euro zona), ma il doppio scatto non aiuta a metterlo a fuoco. Il risultato è ancor più singolare se solo si considerano le parole pronunciate, appena pochi giorni fa, sia dal presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker («Con la banca centrale e la Commissione ci aspettiamo che la ripresa diventi più forte nel corso del primo semestre 2006»), sia dal commissario Ue agli Affari monetari, Joaquín Almunia («Abbiamo alcuni indicatori positivi che vanno in direzione di un irrobustimento dell’economia»).
«È vero, l’impressione è quella di valutazioni divergenti sull’economia europea - spiega Vincenzo Guzzo, economista di Morgan Stanley - , ma ciò è dovuto principalmente al fatto che la Commissione Ue utilizza per le proprie elaborazioni gli indicatori dell’economia reale, mentre la Bce si muove sulla base dei cosiddetti soft indicators, come per esempio l’indice Zew, che forniscono anticipazioni sull’evoluzione congiunturale».
Su una crescita più sostenuta puntano peraltro anche le previsioni, diffuse sempre ieri, della triade di istituti economici composta dall’italiano Isae, dal tedesco Ifo e dal francese Insee (più 0,5% nel primo trimestre, più 0,6% nel secondo e terzo), che però mettono in evidenza l’ancora scarsa dinamica dei consumi.
Sotto il profilo “politico”, la Bce ha comunque tutto l’interesse a sostenere l’idea di un quadro economico positivo. Francoforte vede - da sempre - nel miglioramento del ciclo economico la molla che deve spingere i governi ad accelerare il processo di riequilibrio dei conti pubblici. Infatti: l’obbligo è puntualmente ricordato dal Bollettino, nel passaggio in cui si sottolinea come si renda più che mai necessario «imprimere un ritmo più rapido alla riduzione dei disavanzi». Ed è altrettanto evidente che un rafforzamento della crescita potrebbe rendere più agevole l’azione di restringimento delle leve monetarie, sganciando il numero uno dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet, dalle pressioni dei governi europei, contrari a un rialzo dei tassi. «Le dichiarazioni di Trichet in occasione dell’ultima riunione della Bce - afferma l’economista di Mps Finance, Antonio Cesarano - hanno però stemperato le attese di tassi al 3,5% entro fine anno. Significa che l’istituto sta finalmente guardando anche ai livelli di crescita economica e non soltanto al perseguimento della stabilità dei prezzi».