Bce ed euro spingeranno la Borsa

Gli operatori: «Possibile un altro rimbalzo del 6%». Ma Weidmann vuole legare le mani a Draghi sugli aiuti

Una possibile battuta d'arresto in ottobre, mese storicamente associato a una cabala negativa, ma poi le Borse avranno spazio per crescere fino alla fine dell'anno e gettare le basi per un ulteriore consolidamento nel 2015. Per due motivi: le banche centrali - Fed e Bce soprattutto - continueranno a svolgere un ruolo proattivo di sostegno all'economia e il più equilibrato rapporto di cambio tra euro e dollaro. Una corrente rialzista di cui dovrebbe beneficiare Piazza Affari, a patto però che la straordinaria opportunità offerta da tassi ai minimi sia adeguatamente sorretta dal processo di riforme necessarie per far ripartire il Paese.

Archiviato il referendum scozzese, c'è un cauto ottimismo tra gli operatori, nonostante le tante variabili che ancora rischiano di condizionare il mercato. «Gli stress test potrebbero generare un fenomeno di riaggregazione nel settore bancario - spiega Claudia Vacanti, direttore degli investimenti di Banca Generali - Poi, oltre alle tensioni geo-politiche, non vanno trascurate le sanzioni alla Russia, che impattano non solo sull'export». Ma un alone di incertezza riguarda anche le prossime mosse della Bce, dopo che il deludente esito dell'asta Tltro sembra aver reso più probabile il varo di un vero e proprio quantitative easing. Marco Valli, capoeconomista per l'eurozona di Unicredit, non è d'accordo: «Sarebbe un atto troppo forzato: prima bisogna aspettare i risultati degli stress test e della seconda tranche dell'operazione Tltro». «Il bazooka - conferma l'esperto di una primaria banca italiana - è più nella testa degli operatori. Ma con i tassi ai minimi storici avrebbe scarso effetto. Draghi farebbe meglio ad acquistare titoli stranieri per svalutare l'euro». Più probabile, tuttavia, che dall'Eurotower arrivi qualche sorpresa relativa all'acquisto di Abs. Un piano che, da elemento di incertezza per le Borse fino a quando non ne saranno comunicati i dettagli, potrebbe poi diventare uno stimolo per i listini. «Se l'intervento sarà sulle tranche mezzanine (quelle con rating ben al di sotto di A-, ndr) - ipotizza Vacanti - l'aiuto verrà molto più amplificato rispetto all'importo nominale».

Draghi potrebbe però scontrarsi con la Bundesbank, considerato che già nell'ultima riunione dell'Eurotower è emersa l'opposizione tedesca allo shopping di titoli cartolarizzati. Dall'Australia, dove i ministri delle Finanze del G20 hanno convenuto ieri che «i rischi per l'economia globale sono aumentati negli ultimi mesi», è proseguito infatti il fuoco di sbarramento. Una prima cartuccia è stata sparata da Wolfgang Schaeuble, secondo cui politiche monetarie e di bilancio espansive possono creare una bolla speculativa sui mercati finanziari e immobiliari; l'altra dallo stesso numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, pronto a mettere in chiaro che alla Bce non deve essere chiesto «di fare trucchi che non può fare». Ma per gli analisti il rischio di una resa dei conti è basso: «Draghi sa fin dove può spingersi: nella Bce l'armonia è fondamentale». Aggiunge Valli: «Se Roma e Parigi facessero le riforme richieste, i tedeschi avrebbero meno appigli per ostacolare Draghi».

Sulla necessità di un processo riformista insiste anche Vacanti: «Il mercato ha già anticipato questi cambiamenti: meglio non deluderlo». Nel terzo trimestre, la Borsa italiana ha margini di rialzo «del 5-6%, in parte grazie alla possibilità che l'euro si posizioni a 1,20 contro il dollaro e in parte grazie alle banche, se gli stress test andranno bene». In ogni caso, meglio scordarsi i livelli pre-crisi, quando il Ftse-Mib veleggiava attorno ai 45mila punti: «In questi anni - conclude Vacanti - c'è stata una distruzione netta di ricchezza: indietro, purtroppo, non si torna».