Dalla Bce un fiume di denaro alle banche

da Milano

Un fiume di denaro, convogliato dalla Bce al sistema bancario, vittima e al tempo stesso carnefice della crisi di liquidità in atto: 348 miliardi di euro, una cifra monstre, la più alta mai uscita dalle casse dell’Eurotower. Tradotta in dollari, la somma fa ancora più effetto: 500 miliardi tondi tondi, assegnati a un tasso fisso del 4,21%, molto al di sotto dunque dei picchi (4,90%) raggiunti di recente dal mercato, e con durata di due settimane invece dei canonici sette giorni. Altri 50 miliardi di euro fanno inoltre parte di un’asta ordinaria a lungo termine annunciata sempre ieri da Francoforte.
L’intervento dell’istituto guidato da Jean-Claude Trichet è avvenuto ieri, nell’ambito del piano di emergenza concertato la scorsa settimana con le principali banche centrali mondiali. Il tentativo è quello di riassorbire le tensioni generate dalla crescente riluttanza da parte delle banche a prestarsi reciprocamente denaro, in seguito al ciclone dei mutui subprime. La situazione è di stress evidente: prova ne è il fatto che la Bce era convinta di esaudire tutte le richieste mettendo sul piatto 180,5 miliardi; ne sono serviti invece altri 170 per soddisfare la «fame» di liquidità e per rendere forse meno problematico un momento delicato come la fine dell’anno.
Lo sforzo, almeno per il momento, è stato però ripagato. Non appena varata la maxi-iniezione, i tassi interbancari hanno ripiegato vistosamente: 50 punti base in meno per l’interbancario a due settimane, sceso al 4,45%; l’Euribor a un mese, vero punto di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui indicizzati, è passato dal 4,93 al 4,634%; e 10 punti sono stati sottratti a Londra al valore del Libor, il parametro per i mercati finanziari.
Anche se gli analisti commentano cautamente la mossa della Bce, in attesa di verificare un eventuale cambio di comportamento da parte delle banche, è la prima volta che un’immissione di liquidità provoca un alleggerimento delle tensioni. Ieri, per esempio, i tassi interbancari espressi in dollari erano ancora in rialzo, nonostante l’intervento effettuato lunedì scorso dalla Federal Reserve. In ogni caso, rilevano gli stessi analisti, Francoforte ha lanciato un messaggio forte: mettendo a disposizione una cifra così elevata, l’istituto ha di fatto indicato di voler risolvere, costi quel che costi, lo stallo in atto nel sistema bancario.
La condotta degli istituti di credito è però correlata al loro stato di salute. Che potrà essere meglio valutato solo una volta diffusi i conti 2007. Quello sarà il momento della verità, con le perdite causate dal virus dei mutui subprime messe nero su bianco. L’Ocse le ha stimate complessivamente in 300 miliardi di dollari, mentre Carlo De Benedetti ha parlato ieri di 340 miliardi di euro «di sofferenze non dichiarate» (quindi di crediti di difficile riscossione, non ancora perdite vere e proprie, ndr) dalle banche europee derivanti proprio dai subprime. «Il peggio deve ancora venire - ha aggiunto il presidente di M&C -: entro il 31 dicembre non dovremo stupirci se anche solo per un giorno il tasso interbancario sarà del 10%». Quanto alle banche centrali, per De Benedetti «hanno agito con ritardo. Dovevano immettere liquidità sul mercato con maggiore rapidità».