Bce, frenata del pil Cresce l'inflazione

Il pil dei paesi dell’area euro registra nel secondo trimestre "un tasso di crescita in
termini reali sensibilmente inferiore al primo trimestre". Una frenata la cui portata era attesa
solo in parte. A luglio l'inflazione ha accusato una ulteriore accelerazione: +4,1% su base annua

Francoforte - La radiografia della situazione economica in Europa non rivela notizie incoraggianti. Il pil dei paesi dell’area euro registra nel secondo trimestre "un tasso di crescita in termini reali sensibilmente inferiore al primo trimestre". Lo sottolinea la Bce nell’ultimo Bollettino diffuso spiegando che questa evoluzione "rappresenta in parte una reazione tecnica alla forte espansione osservata nei primi mesi dell’anno". Altri fattori che incidono sulla crescita sono "la minore espansione a livello mondiale e l’effetto frenante dei prezzi elevati e volatili del petrolio e degli alimentari". Una frenata la cui portata era attesa solo "in parte", rileva la Bce, dopo che l’incremento del Pil del primo trimestre si era rivelato "eccezionalmente sostenuto".

L'inflazione non dà tregua Nel frattempo l’inflazione non molla la presa: a luglio ha accusato una ulteriore accelerazione, al 4,1% su base annua, un livello "preoccupante", e per i mesi a venire si manterrà ben al di sopra dei valori obiettivo, con rischi che restano orientati al rialzo, mentre dovrebbe iniziare a mostrare una graduale moderazione solo il prossimo anno. Come di consueto, la pubblicazione di oggi ricalca fedelmente il comunicato letto la scorsa settima dal presidente Jean-Claude Trichet, al termine della riunione mensile del Consiglio direttivo, che dopo il rialzo deciso a luglio ha lasciato i tassi di interesse invariati al 4,25%. In particolare sono aggravati i toni sulle prospettive di rallentamento della crescita economica, e come riportato nel bollettino la Bce ammette che la frenata della parte centrale del 2008 era attesa solo "in parte".

La debolezza dell'euro La scorsa settimana questo messaggio aveva avuto un chiaro impatto sul mercato dei cambi, in quanto interpretato come una diminuzione delle possibilità che dopo la stretta di luglio vi siano altri aumenti dei tassi di interesse in vista. Tanto che dopo un brusco ribasso nello stesso giorno della decisione, l’euro ha successivamente proseguito ad indebolirsi e lunedì scorso, per la prima volta da febbraio, è calato sotto la soglia psicologica di 1,5 dollari. Stamattina registra marcate oscillazioni, tra 1,486 e 1,492 dollari, mentre sono attesi i dati Eurostat sul pil del secondo trimestre.

L'obiettivo resta la stabilità Tornando alle questioni di politica monetaria, la Bce rileva che pur in un contesto di rallentamento dell’economia il suo "obiettivo primario" resta quello di garantire la stabilità dei prezzi. Il target ufficiale vorrebbe un’inflazione inferiore ma vicina a un tasso di crescita annuo del 2% sulla media di 18-24 mesi. Invece il caro vita è sopra il 4% e risente degli "effetti diretti e indiretti dei bruschi rincari dei beni energetici e alimentari - si legge - registrati in passato su scala mondiale". In questo contesto l’attuale livello dei tassi è stato ritenuto "idoneo" a contribuire a raggiungere i livelli obiettivo sui prezzi.

Rischi sempre alti Ma la Bce mette nuovamente in guardia dai rischi che deriverebbero da una rincorsa dei salari sui prezzi, con quelli che chiama "effetti di secondo impatto" degli shock esterni. "Vi sono fortissimi timori che il processo di formazione dei salari e dei prezzi possa acuire le pressioni inflazionistiche attraverso effetti di secondo impatto generalizzati". Per questo, ancora una volta l’istituzione monetaria richiama tutte la parti sociali private e pubbliche, al massimo "senso di responsabilità". Vanno infine evitati sistemi di indicizzazione automatica degli aumenti salariali sull’andamento dell’inflazione.