La Bce: "In Italia si pagano troppe tasse"

In Italia si pagano troppe
tasse: il 65,8% rispetto al 64,1% della media di Eurolandia e al
37,3% degli Usa. Pesante il cuneo
fiscale e contributivo, la metà della
pressione fiscale. Con tasse come in Usa l'economia crescerebbe del
12% e i salari del 25%. <a href="/a.pic1?ID=173616"><strong>Montezemolo: &quot;Troppa politica allontana gli investimenti&quot;</strong></a>

Bruxelles - In Italia si pagano troppe tasse: il 65,8% rispetto al 64,1% della media di Eurolandia e al 37,3% degli Stati Uniti. Particolarmente pesante il cuneo fiscale e contributivo, che rappresenta quasi la metà della pressione fiscale complessiva: il 31,8%, di cui il 24,9% a carico delle imprese e il 6,9% sui lavoratori. L'altra metà è composta da tasse sul reddito e sui consumi. E' quanto emerge da uno studio della Bce - contenuto nel 'Working paper' di aprile - che denuncia l'elevata tassazione in tutta l'area dell'euro.

Conclusione: se in Eurolandia si tagliassero tasse e contributi sociali portandoli al livello degli Stati Uniti, nel lungo termine l'economia crescerebbe del 12% e i salari del 25%, sottolineano gli esperti dell'Eurotower. La conferma che cittadini e imprese italiani sono tra i più tartassati d'Europa sta nei numeri che corredano lo studio, in cui si sottolineano le ripercussioni negative sulla crescita economica, sugli investimenti delle aziende, sui salari e sul costo del lavoro. E se è vero che le Bce ha più volte frenato su un'immediata riduzione delle tasse nel nostro Paese - visto che la priorità resta la riduzione del debito e della spesa per risanare definitivamente i conti pubblici - dai numeri appare chiaro che prima o poi il nostro Governo dovrà fare i conti con una pressione fiscale che ci pone in testa alla classifica di Eurolandia, dietro solo a Belgio, Francia e Germania. Paesi, questi ultimi, che però crescono molto più del nostro e che presentano un profilo delle finanze pubbliche nettamente migliore.

Sul fronte del cuneo fiscale e contributivo, in particolare, il livello del 31,8% in Italia è di fatto sotto la media di Eurolandia (33,7%). Ma ci sono due considerazioni da fare. La prima - come emerge dallo studio - è che tale cuneo in Italia grava soprattutto sulle imprese (24%, contro il 21,9% della media Ue-12), che sono praticamente le più colpite in Europa insieme a quelle francesi. La seconda è che nei Paesi in cui il livello del cuneo è complessivamente più elevato, molto più leggero è il peso sia dell'Iva e delle altre tasse sui consumi, sia quello delle imposte sul reddito. In entrambe i casi, invece, l'Italia sfora ampiamente la media dell'eurozona. Le tasse sui consumi, infatti, si attestano al 20% (contro il 18,3%) e quelle sul reddito al 14% (contro il 12,2%). In generale, nello studio della Bce si sottolinea come "il carico fiscale nell'area dell'euro è notevolmente più elevato che negli Stati Uniti", circa 27 punti percentuali in più.

In particolare, i ricercatori della banca centrale europea mettono in evidenza come "la maggior parte dei governi ha pesantemente caricato la parte dei contributi sociali e previdenziali sulle imprese", circa il 21,0% contro il 7,1% degli Stati Uniti, vale a dire quasi 22 punti in più. "Abbassando il carico fiscale nell'area dell'euro ai livelli degli Stati Uniti - concludono gli studiosi della Bce - il risultato sarebbe un aumento delle ore lavorate e della produzione di oltre il 10% nel lungo termine". L'economia crescerebbe così del 12% e i salari del 25%.