Bce pronta ad alzare i tassi per raffreddare l’inflazione

Trichet: «Una stretta dello 0,50%? Decideremo in giugno a Madrid». Migliora la ripresa grazie anche ai consumi. L’euro oltre 1,27 dollari torna ai livelli del maggio 2005

Rodolfo Parietti

da Milano

Con un deciso richiamo alla necessità di mantenere una «particolare vigilanza» sui prezzi e con una nota di ottimismo sulle attese «di continua crescita economica nel secondo trimestre», Jean-Claude Trichet mette tutti sull’avviso: il prossimo 8 giugno, con il board della Bce a Madrid, verrà deciso un nuovo rialzo dei tassi, rimasti ieri fermi al 2,50%. E non è escluso che il giro di vite possa essere superiore al quarto di punto. Orientamento inequivocabile per i mercati, che hanno spinto l’euro oltre quota 1,27 dollari (1,2715 il massimo di seduta), il livello più alto da un anno.
La tabella di marcia è quella indicata dall’Eurotower nella precedente riunione, quando i mercati erano stati colti in contropiede dall’annuncio che la stretta monetaria, attesa per maggio, avrebbe coinciso con la trasferta spagnola. Rispetto ad allora, il clima congiunturale ha però subìto un peggioramento indotto dalla forte accelerazione delle quotazioni del petrolio, giunte a sfiorare i 75 dollari il barile. Rincari che si sono già tradotti in un’accelerazione dei prezzi al consumo, saliti in aprile nella euro zona al 2,4% e quindi sopra il 2% tollerato dall’istituto di Francoforte. Trichet non si fa illusioni sulle possibilità di un riassorbimento a breve delle spinte inflazionistiche: l’andamento mensile sarà «largamente dipendente dall’andamento dei prezzi del greggio e dal modo in cui questi rincari saranno trasferiti ad altri settori della catena produttiva», ma l’enfasi, più accentuata rispetto al passato, posta sull’obbligo di mantenere una forte vigilanza sul carovita indica chiaramente che il momento di intervenire sulle leve monetarie è ormai maturo.
In aprile, la Bce aveva deciso di prendere tempo: lo suggerivano una scenario macroeconomico non ancora del tutto chiaro e il pressing continuo dei governi di Eurolandia contro un irrigidimento del credito che avrebbe potuto nuocere alla ripresa. Ora Trichet ha le mani libere: a un’inflazione “calda”, fa riscontro finalmente una crescita più robusta, caratterizzata non solo da una fiducia delle imprese «particolarmente vivace», ma da una «ripresa, anche se graduale, dei consumi e dell’occupazione». E per il futuro, «permangono le condizioni per una crescita continua», seppur condizionata dalla volatilità delle quotazioni del greggio.
Ci sono insomma tutte le condizioni per un rialzo dei tassi, pressochè scontato nella riunione di giugno. Decisamente meno sicura l’ipotesi che a Madrid la Bce decida di calcare la mano con un aumento dello 0,50% che accorcerebbe lo spread con i tassi Usa. A questo proposito, Trichet è rimasto sul vago: «Non commento su un possibile aumento dei tassi di 50 punti base - ha detto ai cronisti -. Vedrete a giugno quale sarà la decisione giusta».
Il banchiere francese ha infine negato la volontà da parte dell’ultimo G7 di indebolire il dollaro: «Non c’è stato assolutamente un messaggio del genere». Nè il direttivo della Bce «incoraggia un utilizzo internazionale dell’euro e, allo stesso tempo, scoraggia un utilizzo internazionale dell’euro».