Bce pronta a un altro rialzo I tassi aumentano al 3,5%

Un anno fa erano al 2%. Incerta la strada per il 2007

Marcello Zacché

da Milano

Un anno fa facevamo i conti con il 2 per cento. Ora, esattamente un anno dopo, ci prepariamo a chiudere il 2006 a quota 3,5. È questo il trend che i tassi d’interesse europei hanno seguito negli ultimi 12 mesi. O, meglio, questa dovrebbe essere la conclusione, visto che il sesto rialzo consecutivo, dall’attuale 3,25% al 3,5%, dovrebbe essere l’esito, dato per scontato, della riunione del direttivo della Bce convocato per per giovedì prossimo 7 dicembre (giorno di Sant’Ambrogio).
Anche questo rialzo, come i precedenti 5 voluti dal presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, sarà di 0,25 punti percentuali, e chiuderà il «cerchio» lasciando l’area euro 1,5 punti più in alto di quanto non fosse il primo dicembre di un anno fa, quando ebbe inizio il ballo. L’1,5% in più che, nelle vita di tutti i giorni, ha significato varie cose: mutui a tasso variabile più cari, rendimenti delle obbligazioni più ricchi, prezzi delle stesse più bassi, cambio dell’euro più forte.
Quest’ultimo, in particolare, dall’inizio dell’anno si è rivalutato del 12,7% sul dollaro, passando da quota 1,18 fino a sfiorare il livello 1,33 delle chiusure di venerdì. Ed è proprio il supereuro l’unico elemento che, in prospettiva, potrebbe fermare la stretta monetaria di Trichet: se la valuta comunitaria dovesse continuare il suo galoppo e raggiungere gli 1,34-1,35 dollari (come prevedono alcune banche d’affari quali Merrill Lynch e Barclays). È infatti calcolato che ogni 5% di apprezzamento dell’euro su dollaro si traduce in una riduzione dello 0,25% nell’eurozona. Una conseguenza restrittiva che imporrebbe lo stop al rialzo dei tassi.
Diversamente, invece, sono molte le voci che vedono il tasso d’interesse ufficiale Bce salire a quota 3,75%. Ma non nel brevissimo periodo: un ulteriore rialzo di 0,25% difficilmente potrebbe arrivare prima del direttivo sulle decisioni di politica monetaria del mese di marzo 2007. Mentre è assai meno probababile, benché non da escludere, un ulteriore rialzo fino alla quota psicologica del 4% nel corso del prossimo anno. In ogni caso quello che è certo è che il governatore a Francoforte considera il controllo dei prezzi, e cioè dell’inflazione, come la priorità assoluta.
Ma se la strada per il 2006 era già battuta da tempo, le prossime mosse sono tutt’altro che scontate. Tanto che, allo stato attuale, l’inflazione nell’eurozona è già prevista in calo, dal 2,2 al 2,1% nel 2007. Per questo nell’Eurotower starebbero crescendo le divergenze su quelle che sono le prospettive di espansione economica. «Le colombe - secondo l’agenzia Market News - individuano incertezza in diversi fattori: tra questi l’imminente aumento dell’Iva in Germania, il rallentamento dell’economia degli Stati Uniti e la stretta fiscale necessaria alla correzione dei conti pubblici in Italia». Mentre «i falchi puntano il dito sulla forte crescita dei prestiti e sui rischi di un nuovo aumento delle quotazioni petrolifere».