Bce pronta a rialzare i tassi per frenare i prezzi

La Banca centrale europea pubblica il bollettino di gennaio. E' pronta ad alzare i tassi per assicurare la stabilità dei prezzi. Incoraggiamenti ai Paesi di Eurolandia per sostenere la crescita con riforme strutturali su pensioni e cuneo fiscale, con un occhio al risanamento dei conti

Roma - La Bce è pronta ad intervenire nuovamente sui tassi di interesse per assicurare la stabilità dei prezzi. È quanto si legge nel bollettino mensile dell'Istituto di Francoforte, ricordando che l'11 gennaio scorso il Consiglio direttivo ha deciso di lasciare invariati i tassi d'interesse di riferimento della Bce. La politica monetaria della Bce, sottolinea l'Istituto di Francoforte,«seguita a essere accomodante, considerando i livelli tuttora contenuti dei tassi di interesse di riferimento, l'espansione molto vigorsa di moneta e credito e le condizioni di liquidità abbondante nell'area secondo tutte le misure plausibili». Pertanto, in prospettiva, «intervenire con tempestività e fermezza è giustificato per assicurare la stabilità del prezzi nel medio periodo». In Eurolandia l'inflazione dovrebbe restare al 2% nel 2007/2008, ma la Bce non esclude rischi di rialzi, pronta a "intervenire con fermezza".

Crescita sostenuta «Le prospettive di medio termine per l'attività economica restano favorevoli e permangono i presupposti affinchè l'economia dell'area euro cresca a ritmi sostenuti, prossimi al potenziale» prosegue la Bce. «Nel complesso, l'espansione mondiale dovrebbe rimanere vigorosa e continuare a sostenere le esportazioni dell'area euro». A minacciare la crescita ci sono comunque, avverte la Bce, diversi rischi: il risorgere di pressioni protezionistiche e l'eventuale nuovo rincaro dei prezzi del petrolio.

Risanamento conti Gli obiettivi fissati dai governi dei paesi dell'area euro «non sempre implicano sufficienti interventi di risanamento» della finanza pubblica. E inoltre «non sono state ancora precisate misure concrete e credibili in tutti i programmi» di stabilità: «queste indicazioni destano preoccupazione e comportano rischi per il futuro». La Bce chiede uno sforzo: «alla luce dell'attuale periodo economico favorevole, è essenziale che i paesi con squilibri nei conti pubblici raggiungano solide posizioni di bilancio e che i paesi dell'area evitino un allentamento prociclico della politica fiscale».

Cuneo fiscale e pensioni Il cuneo fiscale nei paesi dell'area euro «rimane significativamente superiore ai livelli statunitensi», nonostante nell'ultimo decennio sia diminuito per diversi gruppi (fra cui le famiglie con secondo reddito e le persone con redditi inferiori alla media), «indicando accresciuti incentivi a favore dell'offerta di lavoro femminile e delle persone scarsamente qualificate». Altro capitolo quello delle pensioni. «Negli ultimi dieci anni sono stati compiuti progressi considerevoli per ridurre gli incentivi al prepensionamento per i lavoratori in età avanzata, come indica il marcato calo del tasso di imposizione implicita sul proseguimento dell'attività lavorativa dai 60 ai 65 anni, che riflette la diminuzione delle pensioni perse per effetto del pensionamento tardivo. Nel contempo, fra il 2001 ed il 2005 l'età media di uscita elle forze di lavoro dell'area euro è aumentata di oltre nove mesi, collocandosi a 60,7 anni».

Immigrati L'immigrazione ha trainato l'offerta di lavoro in Eurolandia: nel periodo 2002-2003 la percentuale di stranieri lavoratori e residenti era la più elevata in Lussemburgo, circa il 40%, si collocava al 10% in Austria, Grecia, Germania e Belgio e a meno del 5% in Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Findalndia. Percentuali che se crescono, secondo la Banca centrale europea, fanno crescere i «vantaggi economici netti dell'immigrazione nei paesi di accoglienza. L'afflusso netto di immigrati contribuisce a espandere l'offerta di lavoro nell'area, contribuendo a compensare alcuni degli effetti negativi dell'evoluzione demografica».