La Bce : «Pronti a intervenire» Trichet potrebbe imitare la Fed

da Milano

Il nodo è sempre lo stesso, ingarbugliato e quasi inestricabile. Frutto dell’apparente paradosso in base al quale, nonostante la liquidità fluviale presente nel sistema interbancario grazie alla raffica di interventi disposti a partire da agosto dalla Bce, i tassi non ne vogliono sapere di scendere. Colpa dell’aumentato grado di rischio innescato dalla crisi dei mutui subprime: chi ha denaro è riluttante a concederlo in prestito, se non a elevati interessi. E così i tassi salgono.
Il fenomeno si è ripetuto anche ieri, con l’overnight schizzato al 4,7-4,8% (ai massimi degli ultimi sei anni) e con il Libor (il vero parametro tra le banche per valutare il costo del denaro a breve) che ha sfiorato il 6,8%, costringendo l’Eurotower a prendere posizione: «La volatilità del mercato monetario è aumentata - si legge in una nota - e la Bce sta monitorando la situazione con attenzione. Se la situazione dovesse persistere domani (oggi per chi legge, ndr), l’istituto è pronto a intervenire per rimettere ordine sul mercato monetario». Dichiarazioni di indubbio peso, soprattutto perché cadono alla vigilia della riunione in cui il board dovrà decidere quale indirizzo imprimere alla politica monetaria. L’impressione prevalente tra gli economisti è che i tassi di riferimento verranno lasciati invariati al 4%, un’ipotesi confortata peraltro dall’invito rivolto dall’Ocse a rinviare la stretta fino a quando le «condizioni dei mercati saranno calme». Anche se l’organizzazione parigina avverte comunque come non siano ancora maturi i tempi per modificare l’approccio restrittivo, a causa delle persistenti pressioni inflazionistiche.
Nonostante l’opinione prevalente converga su un nulla di fatto nella riunione odierna, Jean-Claude Trichet - contravvenendo a una prassi consolidata - non ha fornito indicazioni precise sugli orientamenti di politica monetaria. I riflessi anche in Europa della crisi dei subprime hanno senza dubbio costretto l’istituto a modificare in corsa le proprie strategie, stemperando via via le intenzioni espresse all’inizio di agosto, quando un ulteriore giro di vite sul costo del denaro appariva scontato.
Essendo impraticabile un taglio del tasso di riferimento (darebbe un segnale di sudditanza politica dell’istituto, oltre a indicare una situazione di grave sofferenza economica), la Bce potrebbe oggi lasciare invariati i tassi di riferimento e seguire la strada percorsa nelle scorse settimane dalla Federal reserve con la decisione di tagliare di mezzo punto il tasso di sconto, cioè quello praticato alle banche (in Europa è il tasso marginale), proprio allo scopo di ridurre le tensioni sul mercato del credito. Tensioni che, secondo gli esperti, non hanno solo una valenza psicologica, ma finiscono per avere ricadute sull’economia reale: restringendosi la capacità di richiedere prestiti, l’impatto è soprattutto sugli utili aziendali e sui consumi delle famiglie.