Bce, stretta in vista: l’euro scavalca quota 1,35 dollari

Trichet conferma che i tassi saranno alzati al 4% in giugno «Indesiderati» i movimenti disordinati dei cambi

da Milano

I pezzi del puzzle sono tre: politica monetaria accomodante; crescita economica «robusta»; inflazione ancora fuori controllo. Metterli assieme è semplice, e il risultato è il passaggio-chiave della conferenza stampa di ieri di Jean-Claude Trichet: «Non dirò nulla che possa contraddire le aspettative dei mercati per giugno». Dunque, la Bce alzerà i tassi al 4% prima dell’estate dopo averli lasciati invariati ieri, concedendosi un’altra pausa nel processo di aggiustamento monetario in occasione del summit di Dublino del prossimo 10 maggio.
L’Eurotower ha ormai adottato da tempo il profilo della prevedibilità, evitando di incorrere negli sfondoni di comunicazione in cui è talvolta incappato il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke. Gli investitori hanno così punti di riferimento certi. E agiscono di conseguenza, come dimostra la reazione da manuale dei mercati valutari pronti a spingere l’euro oltre 1,35 dollari (1,3503 il picco di seduta). Si tratta del livello più alto dal gennaio 2005, ma secondo gli analisti l’irrobustimento della moneta è destinato a continuare fino a toccare quota 1,40. Sull’andamento dei cambi e dell’euro in particolare, Trichet si è mostrato prudente («Non abbiamo nessun commento particolare»), stigmatizzando però ancora una volta l’eccesso di volatilità e i movimenti disordinati, «indesiderati per la crescita economica». Il banchiere francese ha però precisato che gli sviluppi dei tassi di cambio condizionano le scelte di politica monetaria. Con buona parte del mondo delle imprese già in sofferenza a causa del super euro, procedere con un’ulteriore stretta già nella riunione di maggio avrebbe esposto la Bce al fuoco delle critiche.
Meglio quindi aspettare un mese in più, con la speranza che il vertice del G7, nel fine settimana, possa contribuire a stabilizzare la situazione valutaria. Trichet ha rinnovato l’invito al club dei Paesi più industrializzati affinché i livelli delle monete riflettano i fondamentali, facendo riferimento in particolare al Giappone, giudicato «in una fase di ripresa sostenibile». Parole di conforto per lo yen, che dopo essere sprofondato a un nuovo minimo storico sull’euro (a 160,56) ha recuperato in serata.
Il quadro di riferimento della Bce non sembra comunque suscettibile di correzioni a causa dell’andamento del mercato dei cambi. L’inflazione è attesa in rialzo attorno al 2% entro la fine dell’anno, e i rinnovi contrattuali - se chiusi senza la moderazione suggerita da Trichet - rischiano di costituire un pericolo aggiuntivo. Quanto alla crescita, il leader dell’Eurotower ha citato le stime del Fmi, secondo cui l’espansione economica dell’euro zona sarà nel 2007 superiore a quella Usa. Insomma: Eurolandia va. E lo spazio per un altro rialzo dei tassi c’è tutto.