Bce, taglio dei tassi? Non se ne parla

Trichet gela i mercati: "Non appoggiamo le attese sul calo del costo
del denaro". L’istituto di Francoforte lascia ancora invariata la politica monetaria
(al 4%). Riviste al ribasso le stime di crescita 2008 all’1,3-2,1%. L’euro schizza a 1,537 dollari. Petrolio record

Milano - Un taglio netto l’ha dato: non ai tassi, sempre inchiodati al 4%, ma alle speculazioni su una riduzione del costo del denaro. «Non sottoscriviamo le attuali attese del mercato sui tassi di interesse», ha chiarito ieri Jean-Claude Trichet. Il direttivo della Bce si è da poco concluso e, compatti come un sol uomo, i componenti il board hanno deciso ancora una volta di mantenere lo status quo, senza prendere in considerazioni «né un rialzo, né un ribasso dei tassi». L’Eurotower resta così coesa in un forzato immobilismo, cui la costringono il singhiozzante passo di sviluppo dell’economia e i soprassalti dell’inflazione.

Più che agli orientamenti di politica monetaria, è toccato infatti rimettere mano alle stime. Il presidente Trichet consegna nuove previsioni poco incoraggiati su entrambi i fronti. L’eurozona dovrà accontentarsi quest’anno di una crescita compresa tra l’1,3 e il 2,1%, dunque fortemente limata se messa a confronto con la forchetta precedente (cioè 1,5-2,5%), mentre nel 2009 l’espansione si attesterà all’1,3-2,3% (1,6-2,6%).
Colpa «della domanda globale più debole - spiega il presidente della Banca centrale -, delle crescenti pressioni sui prezzi derivanti dai prezzi delle materie prime e dalle condizioni di finanziamento meno favorevoli rispetto a dicembre». Risultato: un rallentamento della domanda interna accoppiato a una minore dinamica delle esportazioni. Un fenomeno, quest’ultimo, fortemente correlato al rafforzamento del supereuro, schizzato ieri al nuovo record di 1,5372 dollari proprio dopo che Trichet ha liquidato le attese di una sforbiciata ai tassi entro l’estate.

I rapporti di cambio costituiscono un motivo di crescente allarme per la Commissione Ue, sono costati alla Bce un calo dell’avanzo 2007 a 286 milioni di euro (era di 1,38 miliardi l’anno prima), ma il banchiere francese non ha calcato la mano: «La Bce ha appreso con estrema attenzione le recenti dichiarazioni delle autorità statunitensi a favore del dollaro forte». Punto. Non c’è polemica, non ci sono pressioni sull’amministrazione Usa; anche se, a differenza dell’America, «Eurolandia non soffre di gravi squilibri». Trichet ha replicato invece, seppur indirettamente, al Fmi sull’assenza di un contraltare politico, tale da rendere troppo potente la Bce. L’istituto, ha ripetuto, ha una sola missione: garantire la stabilità dei prezzi. Un compito impopolare, considerato che da più parti viene sollecitato un allentamento delle leve monetarie per dar respiro all’economia?

Nient’affatto: «Se devo interpretare quella che la gente pensa del nostro mandato, io dico che, secondo me, 320 milioni di consumatori ci chiedono di essere fedeli al nostro mandato». L’Eurotower è comunque lontana dall’obiettivo di mettere il guinzaglio all’inflazione. Le nuove stime collocano l’aumento dei prezzi nel 2008 tra il 2,6 e il 3,2%, quattro decimi in più delle previsioni precedenti, e tra l’1,5 e il 2,7% l’anno prossimo (tre decimi in più), il che significa un valore medio superiore anche nel 2009 al target di riferimento del 2% che rischia di condizionare in senso restrittivo le scelte della Bce. Trichet ha ancora ricordato che i salari non vanno ancorati all’inflazione, rinnovato l’appello alla responsabilità nei rinnovi contrattuali e si è detto convinto che la minor crescita globale porterà a un raffreddamento dei prezzi del petrolio. Un ragionamento, ha precisato, «da economista». Con il barile ieri a 105,470 dollari (record storico), assomiglia però più a un atto di fede.