Bear Stearns e Fed affondano l’Europa

da Milano

Prepariamoci: la crisi sarà lunga, dolorosa e globale. Non lasciano molto spazio all’ottimismo le analisi del Fondo monetario internazionale e dell’Ocse sull’attuale situazione congiunturale, che si apprestano infatti a rivedere al ribasso le stime di crescita: giovedì toccherà all’Ocse, in aprile al Fmi.
Per il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn, la crisi finanziaria attuale «durerà abbastanza a lungo, con gravi conseguenze». Anche perché non c’è uno sganciamento tra l’economia americana e quella mondiale. Dunque, ne saranno colpiti i Paesi sviluppati e quelli emergenti. Per questi ultimi, il direttore del Fmi ha spiegato che le previsioni di crescita per l’anno in corso «sono state riviste al ribasso dallo 0,75% all’1%», mentre per Cina e India le previsioni sono del 9% e dell’8% rispettivamente. Il successore di Barroso ha tuttavia evitato di parlare apertamente di recessione, «un dibattito - ha detto - che interessa solo gli accademici».
Non meno allarmate sono le valutazioni del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, secondo il quale «questa crisi è globale e le soluzioni devono essere globali» e di tre tipi: iniezioni di liquidità, stimolo fiscale e misure puntuali per affrontare casi particolari. Servono, più in generale, riforme strutturali, da parte dell’Europa e dei Paesi emergenti. «Queste riforme», ha detto Strauss-Kahn, «non sono per forza popolari e per questo occorre che i governi riescano a convincere i cittadini della loro utilità». Fra le riforme suggerite dall’Ocse e dal Fmi, ci sono misure di «stimolo fiscale», hanno detto i due, ritenendo che esse potranno applicarsi nei Paesi che hanno «dei sistemi fiscali ormai consolidati», come alcuni Paesi emergenti, India e Cina in primis. Strauss-Kahn non ha escluso per questo il ricorso alla «nazionalizzazione» del debito di alcune società in crisi, «associando la collettività alla ripartizione delle perdite».
Respingendo i timori che una massiccia iniezione di liquidità sui mercati finisca per generare inflazione, Strauss-Kahn ha affermato che «non vede al momento rischi di inflazione», poiché, ha detto, «il rischio maggiore è legato alla scarsità di liquidità». Il numero uno del Fondo e quello dell’Ocse hanno poi sostenuto che, passato il culmine della crisi, «questa liquidità verrà in gran parte riassorbita».