Bear Stearns, Jp Morgan rilancia e la Borsa vola

Il controvalore complessivo dell’affare arriva a 2,6 miliardi

da Milano

Per cinque: messa all’angolo dalla rivolta degli azionisti di Bear Stearns, Jp Morgan ha moltiplicato da 2 a 10 dollari per azione l’offerta con cui punta ad assorbire la banca d’affari finita sull’orlo del baratro a causa dei mutui subprime.
In tutto la proposta vale 2,6 miliardi, a fronte dei quali Bear Stearns ha accettato di vendere in blocco al colosso di James Dimon il 39,5% dei propri titoli senza attendere l’ok degli azionisti: in particolare Jp Morgan, che ha da poco incassato 1,2 miliardi di dollari come conseguenza dello sfavillante debutto sul listino di Visa, acquisterà 95 milioni di nuove azioni Bear salendo al 39,5% del capitale.
Il rilancio di Jp Morgan ha galvanizzato Wall Street, dove Bear si è impennata fin dalle prime battute, per poi chiudere con un balzo dell’88 per cento.
Forte l’effetto traino sull’intero listino, in un clima reso euforico dai rassicuranti segnali provenienti dal mondo dell’edilizia: contro ogni previsione, a febbraio le compravendite di case esistenti sono infatti aumentate del 2,9 per cento. Abbastanza per alimentare speranze di recupero del tormentato mercato immobiliare. Mentre le Borse europee osservavano il riposo delle festività pasquali, il Dow Jones ha così chiuso in progresso dell’1,5% e il Nasdaq del 3 per cento.
Quanto a Jp Morgan, l’asse azionario equivale a una blindatura dell’accordo: con in tasca il 39,5% del capitale, infatti, Dimon avrà bisogno solo del via libera del 10,5% degli azionisti alla fusione. Un modo per disinnescare la protesta della fronda interna a Bear, tra i più battaglieri nei giorni scorsi c’era il miliardario inglese Joseph Lewis, cui fa capo l’8,9%, che aveva minacciato una contro-offensiva.
Una strada sempre più in salita visto che ieri anche il board della banca ha dato il proprio assenso: l’affare dovrebbe chiudersi entro l’8 aprile: il concambio è 0,21753 azioni Jp Morgan per ogni titolo di Bear. «Le nuove condizioni sono positive per tutti e tengono conto sia del valore sia dei rischi di Bear Stearns», ha sottolineato Dimon, dicendosi «impaziente» di concludere l’operazione. A ulteriore garanzia della fusione si è poi mossa la Fed di New York: che si assumerà il controllo di un portafoglio di asset di Bear Stearns, valutato 30 miliardi di dollari, tramite una società ad hoc. Il portafoglio sarà gestito da BlackRock Financial management «secondo le regole stabilite dalla Fed di New York, per evitare turbamenti del mercato e ottenere il migliore valore».
Se Jp Morgan si farà carico di un miliardo di perdite degli asset di Bear Stearns, gli altri 29 miliardi di rosso potenziale saranno finanziati dalla Banca centrale Usa, attraverso un prestito speciale al tasso del 2,5 per cento «Questa iniziativa è stata presa della Fed con il sostegno del Dipartimento del tesoro per sostenere la liquidità del mercato e il suo buon funzionamento», ha spiegato la Fed. Un’ulteriore prova dell’attivismo della Banca centrale a sostegno del mercato creditizio, che si va ad aggiungere alle ripetute iniezioni di liquidità degli ultimi mesi e alle decisioni di politica monetaria. L’accordo - sottolineano alcuni analisti - eviterà a Jp Morgan numerose critiche, secondo le quali il gruppo si sarebbe approfittato della situazione la scorsa settimana. Non c’è comunque dubbio - aggiungono - che si tratta di una buona operazione, visto che dall’annuncio della scorsa settimana la capitalizzazione della banca d’affari è salita di 14 miliardi. Non va però dimenticano che i titoli di Bear Stearns due settimane fa valevano 50 dollari.