Beatificati 498 martiri spagnoli. "Pagarono la fedeltà a Cristo"

Vittime delle milizie di sinistra durante la guerra civile. Alla cerimonia in San Pietro anche una delegazione di Madrid

Erano preti, suore, vescovi, laici, giovanissimi e anziani. Era un piccolo esercito di martiri, erano esattamente 498 cattolici e furono uccisi durante la guerra civile spagnola perché professavano la loro fede in Cristo. Per questo ieri sono stati tutti beatificati, in massa, in un’assolata piazza San Pietro completamente ornata di fiori. (Leggi: Striscioni contro i caduti, rissa tra fedeli e no global)
Ad assistere alla solenne cerimonia, 40mila fedeli, tra cui migliaia di pellegrini spagnoli attenti ed emozionati al momento del gesto tradizionale di scoprire il drappo con il viso del beato, appeso sulla facciata della basilica. Una tradizione però modificata dall’inusuale cerimonia. Non potendo esserci 498 drappi per motivi logistici, ne è stato scelto uno collettivo, con disegnata una grande croce. Un’immagine emozionante affiancata dalla vibrante liturgia del cardinale José Saraiva Martins. Il delegato del Papa ha celebrato in spagnolo lanciando messaggi di riconciliazione. «I martiri caduti durante la guerra civile spagnola dal 1934 al 1937, si sono comportati da buoni cristiani e hanno offerto la loro vita gridando viva Cristo re» ha spiegato, aggiungendo che: «I martiri non sono patrimonio esclusivo di una diocesi di una nazione ma appartengono al mondo intero e alla Chiesa universale».
Un messaggio di distensione lanciato al governo Zapatero e raccolto, almeno all’apparenza, dalla delegazione guidata dal ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos e dai rappresentati di alcuni governi autonomi della Spagna che hanno stretto le mani a vescovi e cardinali.
E di serenità c’è bisogno dopo le polemiche delle scorse settimane. In Spagna, infatti, la cerimonia di beatificazione collettiva non era stata apprezzata perché riportava alla memoria un conflitto che ancora oggi divide la Spagna: molti dei martiri cattolici furono infatti massacrati dalle milizie di sinistra all’inizio della guerra nel 1939.
Ricorda Martin Lozano descrivendo la morte del pro-zio, prete di Toledo: «I comunisti vennero e lo portarono via, poi lo uccisero».
E Saraiva a Radio Vaticana aggiunge: «I repubblicani avevano l’ideale, nella cattolica Spagna, di chiudere con la Chiesa, una volta per tutte».
La ferita per quel periodo storico è ancora aperta, dunque, ma il Vaticano ieri ha fatto di tutto per ricondurre la beatificazione alla dimensione religiosa. «La santità non consiste nella riaffermazione di valori comuni a tutti, ma nella personale adesione a Cristo salvatore del cosmo e della storia» ha specificato il cardinale Saraiva alludendo al fatto che i martiri diventano beati non per una scelta politica ma per la propria scelta di fede. Un concetto rimarcato al termine dell’Angelus anche dal Papa: «I martiri uccisi in Spagna sono uomini e donne diversi per età vocazione e condizione sociale, che hanno pagato con la vita la loro fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. E l’alto numero dimostra che la suprema testimonianza del sangue non è un’eccezione riservata soltanto ad alcuni individui, ma un’eventualità realistica per l’intero popolo cristiano».