Beatificati i martiri spagnoli Assalto no global, maxirissa

Il Papa <strong><a href="/a.pic1?ID=216561">beatifica 498 martiri spagnoli</a></strong>, vittime delle milizie di sinistra durante la guerra civile: &quot;Pagarono la fedeltà a Cristo&quot;. All'uscita della cerimonia religiosa scoppiano i tafferugli

Roma - Valle Giulia, dove si consumò il primo marzo del ’68 una delle «battaglie» paradigmatiche del movimento studentesco, dista soltanto poche centinaia di metri dalla chiesa di Sant’Eugenio dove ieri si è consumata un’insolita battaglia a colpi di slogan che sanno di antico. Da un lato alcuni militanti dei centri sociali romani, inviperiti per la beatificazione di 498 martiri spagnoli, caduti durante gli scontri della guerra civile tra il 1934 e il ’37. Dall’altro i fedeli che avevano appena fatto il segno della croce uscendo dalla messa. Alle loro spalle una parrocchia «speciale». Sant’Eugenio, infatti, dal 1980 è stata affidata ai sacerdoti della Prelatura della Santa Croce e Opus Dei. E da allora è punto di riferimento non solo della grande comunità di fedeli che si riconosce nell’esempio di Josemaría Escrivá de Balaguer, ma anche di una buona parte della comunità degli spagnoli residenti nella capitale.

È ovvio che non lasciavano indifferenti frasi come «chi ha ucciso e torturato non può essere beato» e «Viva la Brigata Internacional». Come non lasciava indifferente quella lunga striscia di vernice rossa proprio sotto il sagrato della chiesa a simboleggiare il sangue di cui si sarebbero macchiati proprio quei preti e religiosi che sempre ieri mattina venivano beatificati a piazza San Pietro.
È bastata quindi la classica scintilla. Un’incomprensione. E si è subito scatenata la rissa. Una volta sedata, nel raccogliere le testimonianze i carabinieri facevano fatica a credere alle loro orecchie. I ragazzi dei centri sociali, almeno quelli fermati e portati nel commissariato di Villa Glori, sono arrivati a sostenere che i fedeli appena usciti dalla messa di Sant’Eugenio non hanno resistito a veder campeggiare davanti a loro una gigantografica del celebre quadro di Picasso dedicato al bombardamento di Guernica e dei tanti e vari striscioni che prendevano di mira il Vaticano e inneggiavano alla Brigata internazionale spagnola. I fedeli, in buona sostanza e sempre secondo quanto riferito dagli attivisti «anticlericali», avrebbero per primi alzato le mani urlando slogan che inneggiavano al generale Francisco Franco. Quasi a dimenticarsi in pochi secondi tutti i benefici spirituali ricevuti durante la santa messa.

Per fortuna che la domenica ci stanno sempre le partite di calcio. E proprio in quel momento (siamo intorno a mezzogiorno) transitava per piazzale delle Belle Arti un pullman con a bordo i militari dell’Ottavo battaglione Lazio che stava andando a prendere servizio allo stadio Olimpico per la partita Lazio-Udinese. Ci hanno pensato loro a dare un taglio netto all’insolito spettacolo di una rissa domenicale proprio sul sagrato di una parrocchia. I carabinieri sono inoltre riusciti a fermare poco distante un furgoncino usato dai rappresentanti dei centri sociali. Dentro il quale sono stati trovati volantini, manifesti e una videocamera che - sempre secondo gli attivisti bloccati dai militari - conterrebbe l’intero filmato degli scontri. Negli uffici del commissariato sono stati portati in tutto sei giovani di età compresa tra i 23 e i 26 anni. Una volta identificati i sei sono stati rilasciati.

Tra il materiale sequestrato anche una serie di volantini firmati «Militant» sui quali si sostiene tra l’altro che «presentare questi 498 fascisti come martiri è falso oltre che vergognoso. Si allestisce un carrozzone mediatico per mostrare il clero come vittima dei comunisti, omettendo di ricordare il sanguinoso ruolo svolto dalla chiesa spagnola nella guerra civile e durante la dittatura franchista». «La propaganda che da anni la sinistra radicale semina contro il mondo cattolico - ha commentato qualche ora dopo Gianni Alemanno, presidente della federazione romana di An - ed in particolare contro l’Opus Dei ha trovato alla fine chi ha provveduto a tradurla in provocazione fisica».