La beatificazione

Da tre giorni sto cercando disperatamente sul mio telecomando il tasto per spegnere la Clerici, ma non lo trovo perchè come apparecchio dev’essere un po’ vecchiotto. Spero che almeno sugli ultimi modelli sia previsto: non se ne può fare a meno.
Nell’attesa che l’elettronica si aggiorni, ci sarà pure un modo per zittire la Sora Lella. Servissero gli artificieri, per farla brillare con una carica al plastico, chiamiamo gli artificieri. Inventiamoci qualcosa. Tentiamo col pesticida. Ma fermiamola.
Scherzo, ovviamente scherzo. Però lei ha rotto seriamente. Da qualche giorno è entrata nelle nostre case con il garbo e la discrezione di una calamità. Televisione, giornali: ormai sbuca da tutte le parti, in tutte le trasmissioni, in tutte le posizioni. Passa, raccoglie gli omaggi come una madonna candelora, gli zelanti conduttori la crivellano di superlativi, poi lei benevolmente ci spiega quelle due o tre cose che dobbiamo sapere per stare al mondo: Sanremo, la televisione, il successo, la vita. Sicuramente è pronta anche per spiegare al Creatore come andrebbe rifatto il lavoro.
Nessuno lo discute: la Clerici ci sa fare. Conosce il mestiere. Come dicono quelli del ramo, maneggia benissimo il mezzo. Personalmente la strangolerei tra le mie nude mani quando abbozza quei balletti ruffiani con la grazia dell’Orso Yoghi. Ma sono dettagli. Complessivamente, è una delle brave. Però fermiamoci qui. Il resto è delirio. Mi chiedo che cosa dovremmo dire ad Antonio Ricci ed Ezio Greggio, che da decenni inventano un programma rivoluzionario come “Striscia“. O a Fiorello, che da solo tiene in piedi tre ore di spettacolo straordinario. O a gente come Antonio Albanese, che nelle penombre di Fabio Fazio concede bagliori accecanti di satira finissima. Se la Sora Lella è la nuova icona della televisione italiana, questi che cosa sono, straccivendoli?
Anche questo, dicono, è l’incantesimo di Sanremo. Una macchina magica che può incenerire o santificare. Io ho un’altra opinione. Secondo me, il vero capolavoro della Clerici non è Sanremo, ma aver convinto da anni le casalinghe d’essere una di loro. Ci ha messo molto impegno, molta recitazione, molte tagliatelle, ma alla fine l’illusionismo è perfettamente riuscito. Sanremo è il risultato finale, non il punto d’inizio.
Caso mai, è l’inizio delle nostre pene. Anche Antonella tanto bella, come molti suoi colleghi, non sa resistere al gusto di tracimare. Nemmeno il tempo di leggere gli ultimi dati d’ascolto, e via con i piedi sul tavolo. Alla Rai ha subito fatto sapere che bisognerà per forza rivedere il contratto: con lei - ha spiegato la povera gioia - hanno sempre il braccino. In secondo luogo, ha già annunciato i piani futuri: non ha voglia di dirigere una rete (anche se lo farebbe con la mano sinistra), preferisce dedicarsi a un progetto per ora segreto. Giuro che se pretende pure lei un talk-show la strangolo davvero con le mie nude mani. Tutto questo, immancabilmente condito in salsa vittimista: noi donne poverette dobbiamo sempre faticare il doppio, nessuno ci regala niente, dio quant’è dura nascere femmina.
Sora Lella, faccia la brava. Si metta comoda e si goda il suo meritato successo. Ma non straparli. Certo che essere donna e Clerici ha le sue brave difficoltà: però non prenda a schiaffi il destino. In fondo non si è poi rivelato così carogna, nei suoi confronti. Da una settimana è semplicemente la nuova patrona d’Italia. In quanto patrona, una sola preghiera: ci conceda una pausa. Non è possibile andare avanti in questo modo. Ha presentato un festival, va bene. Ma se basta un festival per allargarsi così, mi viene il terrore al solo pensare cosa ci avrebbe inflitto se avesse scoperto la penicillina, se avesse fondato una dozzina di lebbrosari in Africa, se avesse vinto il Nobel della letteratura...
Nei momenti migliori della vita, soprattutto nei momenti migliori, serve misura. Purtroppo, la Sora Lella sembra sensibile soltanto a quella dei pettorali. Non si intravedono possibilità di tregua. Tra le tante altre, le ho sentito dire una cosa originalissima: “Per me è un sogno, spero che non finisca mai“. Chi la ferma. Chi le spiega che il suo bel sogno sta diventando il nostro incubo. Ci fosse almeno un tasto sul telecomando.