Beatrice, piazzarsi è tutto «Oro? Sogno il quinto posto»

Confessa che agli inizi è stata durissima. Lasciare Monza e il fidanzato, la famiglia e il profumo dell’acqua del Lido Azzurro di Varedo è stato uno strappo anche se la meta era Roma. «Tutte ragazze, troppe ragazze», a volte le sembra di non farcela: il raduno permanente, il centro federale dell’Acqua Acetosa che certe notti pare la torre dove si rinchiudono le principesse in cerca di fiaba. Ma acqua in bocca, lei ne sa qualcosa: all’attesa preferisce la fatica e sa che questo è il prezzo da pagare quando il lieto fine della fairy tale è un sogno a cinque cerchi. Beatrice Adelizzi, classe 1988, è alla sua prima Olimpiade. Nel nuoto sincronizzato, fra un tuffo e un’evoluzione sotto l’acqua, ha saputo tenere gli occhi ben aperti e ha trovato la strada per il tetto d’Europa. Strano davvero dover scendere in fondo ai flutti per risalire la china dei risultati ma, in primavera, agli Europei di Eindhoven, Beatrice ha conquistato un argento nel duo e il bronzo nel solo, un risultato storico per l’Italia: non accadeva dal 1999 «ed è stato un risultato inaspettato e graditissimo», spiega lei.
Qualcuno ha provato a spaventarla? Le acque europee sono chete, quelle mondiali sono assai più mosse
«Mi concentro sugli allenamenti, una medaglia a Pechino? Firmerei per un quinto posto e sarei felice di battere il Canada».
Obbiettivi chiari, non appannati: a Pechino il solo non c’è, così in acqua scende con la fida collega ligure Giulia Lapi. Come sono i due programmi?
«Abbiamo studiato le coreografia, a tavolino con il maestro franco americano Stephan Miermont. L’esercizio tecnico ha musiche africane con tamburi in sottofondo che segneranno la parte delle difficoltà obbligatorie. Abbiamo dei bellissimi costumi con le foglie, ma, se potremo, useremo un costume più semplice che scivoli meglio nell’acqua. Per il libero invece sarà la rapsodia ungherese e un costume viola che ci ha sempre portato fortuna a fare la magia».
Come si fa a fare bene in duo quando si è fortissimi da soli?
«Il solo mi piace molto, ma trovo che il duo sia un giusto compromesso fra le proprie ambizioni e il gioco di squadra».
In due contro il mondo, però non basta ascoltare la musica e contare mentalmente: quando ci si tuffa in acqua dove tutto è silenzio, come si fa a riemergere ancora sincrone?
«Abbiamo studiato coreografie in cui una di noi non perde mai di vista l’altra».
Lei ha dovuto trasferirsi a Roma: che cosa manca alla Lombardia per poter far emergere nuove leve nel suo sport?
«Un po’ come nel resto del Paese, i talenti non mancano, ma i mezzi sono pochi e quindi pur essendo uno sport longevo, il nuoto sincronizzato a una certa età ti impone di ritirarti perché devi cominciare a lavorare se vuoi guadagnare».
Che cosa farà quando sarà un pesce fuor dall’acqua?
«Mi piacerebbe riprendere gli studi di Chimica e dedicarmi alla ricerca, o nella cosmesi o nel settore farmaceutico».
Andrà di nuovo all’estero
«No! Voglio tornare a Monza».