Bebè morto in clinica: chiesta l’esumazione

Aperto un fascicolo sulla morte di Gabriel Moreno Donati, il bebè nato sano la sera di venerdì 4 novembre nel reparto di ostetricia della Nuova Itor di via Pietralata ma spirato in clinica appena due giorni dopo, a detta dei medici per un improvviso arresto cardiocircolatorio in seguito a ipoglicemia. Dopo la denuncia presentata la settimana scorsa dai genitori, Fabiola e Stefano, assistiti rispettivamente dagli avvocati Luciano e Nunzio Randazzo, la Procura di Roma ha nominato il pubblico ministero che si dovrà occupare delle indagini, il dottor Francesco Dall’Olio, e accolto tutte le richieste degli esponenti. In particolare, il pm ha già disposto il sequestro delle cartelle cliniche relative alla vicenda, ma anche l’acquisizione agli atti dei diari tenuti per legge dagli infermieri. Non solo. Il giudice romano ha chiesto l’esumazione della salma del piccolo Gabriel affinchè il medico legale possa effettuarne l’autopsia. «Soprattutto - spiegano i legali dei Donati - sono già in corso accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria circa la natura della macchia ematica osservata da ben cinque testimoni, tra cui uno zio della vittima, nell’incubatrice che aveva ospitato il neonato nei momenti immediatamente precedenti al decesso».
Fabiola alle 21.42 di venerdì 4 dà alla luce Gabriel Moreno. Un bel bimbo di 3,360 chili che si merita subito dall’ostetrica un bel «5» il massimo dei voti che i sanitari solitamente utilizzano per indicare lo stato di salute generale di neonato. «Dopo il parto - racconta Fabiola, 26 anni, già mamma di una bambina di otto - rivedo Gabriel alle sei di sabato per l’allattamento. Quindi, continuo a dargli il latte ogni tre ore. L’ultima volta sabato a mezzanotte, poi il giorno dopo ero convinta di tornare a casa con lui. Ma alle 6,30 del mattino, arriva il pediatra. Mi dice che il bimbo ha avuto un leggero calo di zuccheri, niente di preoccupante. Tutto va bene, mi dice di stare tranquilla». Alle 9.30 il medico ritorna. «I valori ora sono nella norma, mi dice - aggiunge la donna - ma è meglio metterlo in incubatrice. Meglio che resti ancora in clinica. Rivedo Gabriel con mio marito un quarto d'ora più tardi, nell’incubatrice. Torno in stanza, alle 12.15 al nido scoppia il putiferio. Lì dentro era rimasto solo mio figlio, gli altri erano stati dimessi. La puericultrice piangeva e chiamava il pediatra. Poi ho sentito arrivare un’ambulanza. L'infermiera che cercava dei cavi e uno spinotto per collegare chissà quale macchinario. Solo alle 13.30 ci informano che Gabriel era morto». Lo zio di Gabriel e altri addetti di corsia giurano di avere visto una macchia di sangue nell’incubatrice (chiazza che i consulenti medici escludono categoricamente che possa seguire alle complicanze di una ipoglicemia). Il pediatra liquida la questione di fronte ai genitori come una «morte bianca», nonostante questi casi accadano dopo il primo mese di vita e nel sonno. Senza contare che Fabiola aveva fatto presente, dopo la nascita, che Gabriel aveva strani tremori e strane macchie su tutto il viso. «Vogliamo sapere di che cosa è morto esattamente il piccolo - concludono gli avvocati - se è stato fatto tutto il possibile per salvarlo e se la clinica fosse effettivamente attrezzata per intervenire».