Beccaccini, habitat su misura

Una serata-dibattito ha raccolto un folto gruppo di partecipanti presso la sede del Club del beccaccino al Circolo Volta di Milano. Il tema «Beccaccino: quale futuro per la caccia e la cinofilia?» ha chiamato a raccolta numerosi appassionati e adetti ai lavori. Lo scopo è stato di fare il punto sulla situazione attuale e di prospettare soluzioni per i tempi che verranno, prima che il beccaccino diventi, almeno in pianura padana, una specie a rischio causa la diminuzione costante degli habitat favorevoli. In ambito cinofilo, sono stati chiamati a esprimere le loro valutazioni i giudici Luciano Cattaneo e Mario Agosteo, sovente impegnati nel giudicare le prove organizzate dal Club.
Proprio partendo dalle diverse e positive opportunità offerte ai cani dalle caratteristiche dei risi di Sardegna (metodi di lavorazione, altezza delle paglie dopo il raccolto, quantità d'acqua, brezze costanti dal mare), che tutti si sono trovati concordi sull’essenzialità dei fattori ambientali ai fini di un ottimale rendimento dei soggetti in prova. La stessa presenza dei beccaccini nelle risaie di Oristano mostra caratteri sostanzialmente differenti rispetto a quelli nelle risaie della Lomellina o del Piemonte.
Al Nord molto spesso, ormai, i becchilunghi si rimettono nelle stoppie magari solo per poche ore al giorno e vi svolgono una parte limitata del loro ciclo di attività giornaliera, mentre in Sardegna si è constatato che gli uccelli trascorrono nelle stoppie la quasi totalità del loro tempo. Questo favorisce il lavoro dei cani, che trovano emanazioni persistenti e diffuse. Considerazioni condivise anche da Gastone Puttini, la cui autorevolezza è supportata dalla notevole esperienza come allevatore e dresseur.
Il dibattito, moderato dal presidente Massimo Marracci, è proseguito con l’intervento di Gianfranco Zoller, assistente tecnico-ambientale della Provincia di Milano, che si è soffermato sugli interventi di miglioramento ambientale efficaci per il beccaccino spiegando inoltre le fonti di finanziamento cui poter attingere a tali fini, nonché le strategie di programmazione faunistico-venatoria della Provincia per il territorio a caccia programmata.
La serata si è conclusa con l’intervento del giornalista Giuseppe Fumagalli, cacciatore con un debole per il beccaccino, che ha presentato il suo recentissimo libro: «Figli di un Rio minore - A lezione da Gianni Brera», pubblicato da Limina. Un volume che prende le mosse dall’incontro di Fumagalli con l’indimenticabile giornalista di San Zenone al Po. Un incontro che, nato per motivi professionali, subito deviò sulla caccia, i beccaccini, l’agricoltura, le acque, la cultura e le tradizioni delle campagne lombarde e ovviamente il calcio, la politica, la società contemporanea e mille altri aspetti della vita moderna.