Beccaria, violenze a un detenuto Le guardie: la direttrice si dimetta

Proteste dopo l’episodio di una settimana fa. Don Rigoldi: così aumenta la tensione

Augusto Pozzoli

Alcuni episodi di violenza fra detenuti - culminati una settimana fa in un tentativo di sodomizzare un ragazzo - scatenano al Beccaria, il carcere minorile milanese, un clima di polemiche e tensione. E adesso alcuni agenti di custodia (in realtà una piccola minoranza) chiedono la testa della direttrice Stefania Ciavattini e dello stesso comandante della guardie. La situazione nella casa di pena in questi tempi è particolarmente difficile: «Soprattutto per la presenza di un gruppo di ragazzi rumeni – spiega don Gino Rigoldi, il cappellano –. Ci sono poi dei ragazzi con gravi problemi psichiatrici. E in queste condizioni il personale di assistenza è ridotto all’osso. Di notte, ad esempio, non ci sono più turni di assistenza adeguata: se succede qualcosa, ci si accorge solo al mattino dopo».
E domenica mattina, appunto, ci si è accorti che durante la notte un giovane detenuto era stato preso di mira da alcuni compagni che lo avevano legato ed avevano cercato di sodomizzarlo. Di conseguenza, le reazioni: non solo per punire i responsabili del gesto inqualificabile, ma anche la reazione di alcuni agenti di custodia da tempo in polemica con la direzione che attribuivano il caso ai criteri di gestione dell’istituto.
«Il Beccaria – continua il cappellano – non è certamente un collegio svizzero, ma è pur sempre stato un modello di gestione che certo non può cancellare le difficoltà. Forse il guaio di questo momento è il conflitto che si è creato all’interno delle guardie carcerarie. Sono 80, divisi in 7 sindacati, e in queste condizioni spesso possono prevalere logiche che poco hanno a che fare con la qualità del servizio e l’interesse di riuscire a rieducare i ragazzi».
Così nei giorni scorsi 4 guardie e un’educatrice ministeriale hanno dato vita a una clamorosa manifestazione di protesta davanti alla prefettura dove hanno consegnato la richiesta di sollevare dal loro incarico la direttrice e il loro comandante. «Due dei dissidenti – conclude don Rigoldi – hanno poi ritrattato la loro posizione. Ma la protesta ha ulteriormente alzato il livello di tensione, mettendo a rischio la possibilità di continuare il lavoro in atto per sviluppare un lavoro indispensabile non solo per tenere sotto controlla la situazione, ma per cercare allo stesso tempo di aiutare i ragazzi a recuperare una loro capacità di recupero».
Preoccupata della piega che stanno prendendo le cose anche Francesca a Lavizzari, dirigente scolastica da cui dipende la scuola interna del Beccaria: «Al carcere minorile stiamo lavorando con un progetto educativo importante che coinvolge la scuola ma anche i corsi di formazione dell’Enaip. E i risultati che stiamo raggiungendo sono il frutto della collaborazione instaurata tra le diverse componenti del carcere, a cominciare dalla stessa direttrice. Sarebbe davvero un guaio se questo sforzo andasse in fumo».