Becchetti «ferma» le pose naturali dei divi del cinema

Da un lato l’onirico mondo del cinema, dall’altra scatti d’autore che di quel mondo riescono a evidenziare momenti di infinita intimità. Oltre ottanta scatti di Sandro Becchetti presso Cinecittà Due Arte Contemporanea, raccontano proprio questo singolare binomio, grazie a fotografie di notevole spessore sia artistico che didascalico. Becchetti sin dagli anni Settanta si è avvicinato al mondo del cinema, di qui il titolo della mostra, «Il cinema: il migliore dei mondi possibili», inseguendo in percorsi trasversali registi, attori, i protagonisti insomma di questo universo incantato. Del loro essere divi però nemmeno una traccia, perché il fotografo ha voluto rendere, in questi scatti rigorosamente in bianco e nero, se non l’umanità, per lo meno una verosimiglianza di momenti e azioni assolutamente naturali. I grandi del cinema dunque, tanto per fare qualche nome citiamo Fellini, Pasolini, Rossellini, Zeffirelli per gli italiani, tra gli stranieri Polanski, Hoffman, la Ekberg, tutti rigorosamente non ritratti in posa, ma piuttosto attraverso inquadrature rubate ai momenti di pausa, quelle frazioni di stasi tra un ciak e l’altro che permettono agli attori di riprendere il contatto con la realtà. Becchetti dice di essere un fotografo sui generis, di non aver mai utilizzato la macchina in maniera tradizionale, di non aver usato il flash perché incapace, eppure le immagini che si vedono sembrano essere realizzate da mani sapienti, in grado di creare capolavori fotografici. I suoi non sono semplici scatti, ma vere opere d’arte, che segnano distintamente momenti precisi. Il fotografo romano sembra un segugio, un perlustratore, un trivellatore della realtà che si trova davanti. Quella realtà che negli anni Settanta nel cinema era caratterizzata da incroci tra intellettuali, personalità dello spettacolo, dell’arte, della cultura. Un momento d’oro culturalmente, dove la sintesi tra tutte queste realtà altro non era che un humus di grande interesse.
Informazioni: Cinecittà Due Arte Contemporanea fino al 14 gennaio.