Beck ancora re dell’alta cucina Ma c’è gusto per tutte le tasche

Heinz Beck, Anthony Genovese, Salvatore Tassa. Sul podio della ristorazione laziale ci sono loro: il bavarese volante che ha riscritto la storia dell’haute cuisine romana e che ci guarda dal rooftop dell’albergo più lussuoso di Roma; il calabro-francese che stupisce a due passi da Campo de’ Fiori e piazza Navona; e il ruvido ciociaro che esalta i sapori della campagna laziale ad Acuto. Secondo la guida «Roma 2010» del Gambero Rosso, presentata ieri alla Città del Gusto, sono loro i tre locali migliori della nostra regione. Primo La Pergola dell’hotel Rome Cavalieri con 93 punti e tre forchette. Secondo Il Pagliaccio con 88 punti e dueorchette. Terzo Le Colline Ciociare con 87 punti e due forchette.
Locali che si confermano rispettao all’anno scorso, quando era Tassa a superare Genovese di un’incollatura. Quindi nulla si muove nell’alta ristorazione romana? Sì e no. Secondo la guida «rossa» del ventennale curata da Clara Barra e Giancarlo Perrotta (in edicola e in libreria, 224 pagine, euro 10) la capitale vive una fase di grande fermento, tra solide conferme e proposte originali in grado di sparigliare le carte. Restando ai ristoranti, tra i primi si colloca di certo Antonello Colonna, che ha pagato pegno al trasloco da Labico al Palazzo delle Esposizioni ma sembra ora pronto a riprendere con il suo Open Colonna il ruolo naturale di contraltare di Beck; altre conferme a Roma Il Convivio Troiani, Al Ceppo, La Rosetta, Antico Arco, L’Arcangelo, Baby dell’Aldrovandi Palace, Imàgo dell’hotel Hassler con il talento dello chef Francesco Apreda ormai sbocciato. In provincia di Roma mantengono le due forchette (ovvero superano gli 80 punti) Pipero ad Albano, Pascucci al Porticciolo a Fiumicino, Pierino ad Anzio, Il Tordo Matto a Zagarolo. Nel resto della regione si confermano ai vertici La Trota a Rivodutri, La Parolina di Acquapendente, L’Acqua Pazza e Orestorante a Ponza, Il Granchio a Terracina, La Torre a Frosinone, Chinappi a Formia, Il Funghetto a Borgo Grappa di Latina, l’Enoteca La Torre a Viterbo. Entrano invece nella «top 30»The Cesar dell’hotel La Posta Vecchia a Palo Laziale, All’Oro ai Parioli, Il Focarile ad Aprilia, Glass Hostaria a Trastevere e Romolo al Porto ad Anzio.
La guida «Roma 2010» (che presenta due novità: il volumetto «Lazio in Tavola» allegato gratuitamente; e il progetto «Bonus Lazio» che segnala 54 ristoranti che offrono prodotti di provenienza regionale) è una miniera di informazioni anche per pizzerie, trattorie, etnici, wine bar, birrerie. E poi per caffè, pizzerrie al taglio, enoteche, negozi di specialità alimentari, gelaterie. Luoghi meno impegnativi rispetto al ristorante paludato ma che forse esprimono al meglio la vivacità e la voglia di buono di una città istintivamente «pop» come Roma. Ecco quindi le trattorie premiate con i due gamberi (qualche nome? Baba, l’Osteria del Giuda Ballerino al Tuscolano, da Felice a Testaccio, l’Osteria di San Cesareo della strabordante Anna Dente), le enoteche migliori (Del Gatto ad Anzio e Roscioli a Roma), i premi qualità-prezzo (tra questi Le Tre Zucche), quelli ai negozi, dalle verdure di Pomarius ai dolci di Cristalli di Zucchero. Ecco il ritratto di una città che in tempo di crisi non rinuncia a spendere per il palato ma impara a farlo meglio scegliendo la qualità. Buon appetito, gourmet romani.