«Beckham voleva venire al Milan» Ma Galliani aspetta ancora Sheva

«Se il Chelsea lo vende, noi ci saremo. Da Ancelotti no a Cassano»

Una conferma, per cominciare. Su Cassano subito al Milan pesò il no di Carlo Ancelotti e forse anche dello spogliatoio. «Non c’è stata unanimità di vedute tra società e allenatore col quale si fanno le scelte» è la franca ammissione di Adriano Galliani, vicepresidente esecutivo della società berlusconiana, intervenuto in videochat con i tifosi sul sito della Gazzetta dello Sport. Dopo la conferma, una rivelazione, clamorosa per certi aspetti. Relativa al mancato arrivo di David Beckham dal Real Madrid, a fine contratto. Altro che Inter: era pronto un posto al Milan. «Se non avesse accettato la proposta degli Usa, sarebbe venuto a giocare da noi» fa sapere infatti Galliani che a sorpresa riapre la porta di Milanello per un eventuale ritorno a casa di Andrji Shevchenko, in difficoltà a Londra con il Chelsea. La frase è di quelle forti, impegnative.
«Se Abramovich dovesse metterlo sul mercato, noi ci saremo». Nessuna illusione invece sul fronte spagnolo di Ronaldinho, «resterà un sogno» e non solo perché c’è una forte penalizzazione del calcio italiano nei confronti di quello spagnolo. Su Dida, col contratto a scadenza e una trattativa che non decolla verso la firma, il rendiconto è di segno neutro: né un passo avanti né un passo indietro. «Lui vuole restare, ma chiede troppo» la sintesi del dirigente milanista che invece su Oddo è in grado di garantire qualcosa di più, siamo in dirittura d’arrivo. «È fatta al 50%» fa sapere Galliani dopo l’incontro avvenuto ieri mattina, nello studio dell’avvocato Cantamessa in pieno centro storico, a Milano. E se Lotito, dal suo punto di vista, informa che «non può imprigionare Oddo» vuol dire che il più è fatto e si aspetta la prossima settimana, vigilia di Lazio-Milan, per definire il negoziato alla cifra di 7 milioni più tutto Foggia così da raggiungere una valutazione complessiva di 10 milioni di euro che non è poi male per un calciatore di 30 anni e mezzo. Oddo è la prima scelta, l’alternativa, formale, resta il brasiliano Belletti del Barcellona. «Per ora pista chiusa» informa il vicepresidente milanista. Sul tema dell’allenatore, resta l’impronta berlusconiana («il Milan ai milanisti») che riguarda innanzitutto la conferma di Ancelotti per la prossima stagione. Col tecnico, tra l’altro, è allo studio per il centrocampo «un altro tipo di rinforzo, diverso dal Mancini romanista». Il che significa che bisogna seguire un’altra pista, magari Diarra attualmente in rotta con Capello a Madrid. Zero assoluto invece su Ronaldo. Forse perché nessuno stimola il vice-Berlusconi mentre da Madrid, il presidente Calderon continua a ripetere che la stella brasiliana «deve essere ceduta entro gennaio». E qui è inutile ripetere il possibile epilogo: il Milan aspetta che sia il Real a fare il primo passo.
Il no pronunciato ieri, sul conto di Ronaldo e di Cassano, dal presidente della Juventuis Giovanni Cobolli Gigli, è invece più di un macigno su una candidatura avanzata da Lapo Elkann, fratello di Jaki, il numero uno dell’Ifil, l’azionista di riferimento della società bianconera. «Non mi piacerebbe averli perché non fanno parte del progetto» è la spiegazione data dal manager, costretto, dal lancio di agenzie, a occuparsi anche su un fronte interno, del proprio allenatore, Didier Deschamps. Il francese, infatti, viene considerato dai tabloid inglesi la pista più attendibile per prendere il posto di Mourinho a Stanford Bridge. Il contratto e il rapporto tra Deschamps e la Juve è a prova di indiscrezione giornalistica, nessun pericolo dunque. La conferma arriva proprio da Londra dove ormai viene accreditata una seconda ipotesi per la sostituzione di Mourinho. Abramovich sta seguendo, per ovvi motivi, con grande interesse, il lavoro che a Mosca sta facendo, come ct della Russia Guus Hiddink che è stato l’allenatore apprezzato del Psv Eindhoven e al mondiale di Germania anche il condottiero dell’Australia, rivelazione del torneo. Più che una indiscrezione è invece l’accordo raggiunto tra Gheddafi e la Samp che ieri ha ritirato un attaccante italoamericano (Gabriel Enzo Ferrari) e il portiere Zotti dalla Roma.